Ennesimo falso allarme per i bond?

Ennesimo falso allarme per i bond? Gli accadimenti dell’ultima settimana mostrano quanto sia delicato il momento vissuto dal mercato obbligazionario. Il weekly di Mps

Nella mente della maggioranza degli investitori il bull market trentennale (36 anni se misurato sui titoli USA) sui titoli obbligazionari governativi ha toccato un importante massimo (dei prezzi)/minimo (dei rendimenti) durante l’estate del 2016, quando il rendimento decennale del treasury ha toccato il 1,36% e quello sul bund era negativo (-0,19%).

Da allora la decisa risalita vista nella seconda metà del 2016 ha lasciato il passo ad un intervallo relativamente ristretto nel 2017. In questo periodo diversi episodi di risalita dei rendimenti sono stati interpretati come l’inizio di un bear market per l’obbligazionario, con la forza dell’economia globale ed il ritiro progressivo da politiche monetarie espansive gli ingredienti principali (al netto degli acquisti delle banche centrali, le emissioni di titoli di stato del G3 torneranno a essere positive nel 2018 dopo un triennio di emissioni negative), ma con l’inflazione (o l’assenza di essa) come l’importante ingrediente mancante, senza il quale la ricetta non può essere completa. Un episodio simile è in corso in questo primo scorcio del 2018, alimentato in settimana da:

Un articolo di Bloomberg che riporta una supposta intenzione della Cina di diminuire o interrompere il flusso di acquisti di titoli di stato USA nell’ambito di una revisione della sua politica di gestione delle riserve valutarie.

Le minute del meeting di dicembre della BCE che adombrano la possibilità che la forward guidance della banca centrale (la parte del comunicato rilasciato dopo i meeting che elabora sull’impostazione futura della politica monetaria) possa evolvere in senso più restrittivo nel corsodel 2018.

In chiusura di settimana un insieme di dati USA forti. In particolare, e a proposito di quell’ingrediente mancante, l’inflazione di dicembre è uscita in linea con le attese per quanto riguarda l’indice generale (2,1% annuo), ma sopra le attese per l’indice core (che esclude alimentari e energia), risultato all’1,8% contro il 1,7% atteso.

La successiva smentita delle autorità cinesi e la precisazione che il mutamento della forward guidance della BCE avverrà solo in presenza di una convergenza verso l’obiettivo di un’inflazione annuale inferiore ma vicina al 2%, lasciano comunque i rendimenti circa 15 punti base più elevati rispetto all’inizio dell’anno. La Cina è il maggior detentore non-domestico di titoli di stato USA (circa $1,2 trilioni), seguita dal Giappone ($1,1 tn). Recentemente una fonte molto seguita negli USA (Politico) aveva adombrato la possibilità che l’amministrazione USA fosse sul punto di varare misure aggressive sul commercio internazionale specificamente mirate alla Cina. In questo contesto, alcuni hanno interpretato le indiscrezioni su un possibile stop agli acquisti di titoli USA come un promemoria sulla posizione negoziale della Cina in caso qualcuno abbia l’intenzione (e la forza) di mettere in discussione uno status quo che vede la Cina come il produttore manifatturiero globale che esporta le sue merci, registra un surplus commerciale e lo investe in titoli obbligazionari, permettendo agli USA di finanziare ad un costo favorevole il suo deficit commerciale.

Di interesse la reazione del Btp a questo momento negativo dei mercati obbligazionari. Il rendimento del decennale è virtualmente stabile (-3 punti base), con lo spread che ritraccia l’allargamento visto nella seconda metà di dicembre. La reazione è particolarmente significativa se si tiene conto che la campagna elettorale in corso è dominata, come atteso, da incertezze sulla possibilità di una nuova coalizione di governo coerente e stabile e vede il proliferare di proposte che implicherebbero diversi passi indietro rispetto al cammino di riforme intrapreso negli ultimi anni, cosa non particolarmente gradita al mercato.

La settimana

Il congresso USA deve approvare prima di venerdì una risoluzione che eviti la chiusura di alcune attività governative.

 In Germania in chiusura di settimana l’assemblea della SPD dovrà votare se passare alla fase di negoziati ufficiali per la formazione di un nuovo governo con la CDU, dopo l’accordo preliminare trovato recentemente.

Advertisement