Esg, i pregiudizi ancora da sfatare

Sarà forse merito di Greta o molto più probabilmente è una consapevolezza che si sta diffondendo sempre più, ma sicuramente una delle grandi novità dell’ultimo biennio è l’entrata in massa degli investitori retail negli strumenti finanziari che utilizzano filtri Esg. Se una volta questi temi sembravano prevalere soprattutto fra gli istituzionali, che in molti casi hanno vincoli etici importanti, oggi è sempre più l’uomo della strada a manifestare la volontà di mettere in portafoglio investimenti responsabili e sostenibili. Anche se il livello di conoscenza di questi temi è ancora spesso modesto. Infatti, nonostante la grande quantità di persone che vogliono prodotti Esg, spesso il know how necessario per mettere in portafoglio un investimento con la massima consapevolezza non è adeguato.

Di questi temi Fondi&Sicav ha discusso con Enrico Bovalini, head of balanced strategies di Amundi, Marco De Micheli, senior sales manager di Axa Investment Managers, Riccardo Negro, head of business development and chief operations officer di Fideuram Investimenti, e Vincenzo Saccente, head of sales per i Lyxor Etf in Italia.

A vostro avviso in che cosa sbagliano ancora gli investitori nella percezione degli investimenti creati con filtri di tipo Esg?

Bovalini: «Purtroppo è ancora diffusa una percezione profondamente sbagliata che ritiene che investire in strumenti che presentano queste caratteristiche comporti sacrificare una quota importante del rendimento atteso. In pratica non è ancora sparita l’idea che si tratti di una sorta di beneficenza attraverso l’investimento finanziario. In realtà vale esattamente il contrario. Infatti puntare sulle aziende che a livello ambientale, sociale e di governance rappresentano le best in class significa molto spesso posizionarsi sulle società migliori. Ad Amundi abbiamo svolto una ricerca utilizzando i nostri rating interni e da questo studio è venuto fuori che dal 2014 in poi i gruppi con le migliori caratteristiche da questo punto di vista hanno sovraperformato il mercato. Non va dimenticato, comunque, che attualmente vi sono oltre 30 trilioni investiti globalmente in prodotti incentrati su temi Sri: non si tratta certo più di un approccio riservato solo a una nicchia di investitori. Un livello di masse di questo genere rappresenta una forza importante sui mercati, in grado di attribuire un premio alle aziende più virtuose e dall’altra parte di imporre un forte sconto a quelle più insensibili. Il trend sembra peraltro destinato a intensificarsi, visto che negli ultimi anni il tasso di crescita degli investimenti Esg si è posizionato intorno al 12%».

Negro: «Tutte le ricerche statistiche condotte, in effetti, confermano quanto detto dal collega. L’investimento Esg sta progressivamente scrollandosi di dosso il pregiudizio per cui l’impatto virtuoso sulla collettività debba avvenire a discapito delle prospettive di rendimento. Esistono ovviamente molti modi per fare investimenti Esg, ma prendiamo nel concreto il concetto di Esg integration: in questo caso, l’investitore affianca alla tradizionale analisi finanziaria dell’azienda anche uno studio specificamente volto a comprendere come una società agisca sul fronte ambientale, sociale e di governance. Ci sono almeno due motivi per cui, investendo con un approccio di Esg integration, si può creare valore. Innanzitutto, le imprese con solide politiche Esg incorporeranno progressivamente un premio di valutazione sempre maggiore, dovuto a una domanda in crescita. La creazione di valore consiste quindi nel posizionarsi mentre questa dinamica si sta ancora sviluppando e nel catturare il progressivo apprezzamento valutativo che verosimilmente si potrebbe materializzare negli anni futuri. Il secondo modo in cui si crea valore è invece più evidente e si collega alla migliore mappatura dei rischi aziendali che un’analisi Esg può creare. Un gruppo con deboli politiche di tipo ambientale, sociale e di governance ha maggiori rischi di diverso tipo, tra cui quello reputazionale e finanziario».

De Micheli: «Per quanto riguarda la percezione degli investimenti in prodotti Sri o che quanto meno incorporano criteri di valutazione Esg, bisogna distinguere fra investitori istituzionali e retail. I primi, specialmente nel Nord Europa ma non solo, già da tempo richiedono nei propri mandati l’aderenza da parte delle Sgr a criteri di selezione incentrati su determinati parametri. Credo che in questo caso la storia personale della nostra società sia indicativa: Axa Investment Managers fa capo a un grande gruppo assicurativo francese, che rappresenta anche il nostro maggiore cliente e che vanta una certificazione di azienda Esg. Pertanto ha spinto anche noi ad applicare sempre più questi criteri nella nostra gestione. Già l’85% dei prodotti che offriamo alla clientela incorpora elementi di questo processo di selezione.  Per quanto riguarda il retail, direi invece che c’è un’evidente frattura generazionale. Le persone fra i 30 e i 40 anni sono sicuramente più attente alla sostenibilità a tutto campo, perciò anche in ambito finanziario. Se diamo un’occhiata ai risultati di quest’anno, scopriamo che il fondo più venduto in ambito Esg nel nostro paese è un prodotto tematico: vi è una grande necessità da parte degli intermediari di aiutare i propri clienti in un corretto processo di apprendimento».

Saccente: «Sicuramente nel cambiamento della percezione di questi investimenti è risultato fondamentale l’aumento di sensibilità nei confronti dei temi ambientali, sociali e di governance da parte degli investitori, sia istituzionali, sia retail. Al di là della componente etica e valoriale, un’accresciuta consapevolezza dei vantaggi in termini di miglioramento del profilo rischio/rendimento che gli investimenti sostenibili danno ha costituito una seconda fonte di crescita di questo comparto. Lyxor, in collaborazione con l’Università Dauphine di Parigi, ha creato nel 2015 la Lyxor Dauphine Research Academy, che si propone di sviluppare paper di ricerca su temi fondamentali, come la costruzione di portafoglio. L’ultimo argomento di ricerca verteva proprio sul rapporto tra l’applicazione di filtri Esg e la performance di portafoglio ed è stato commissionato a due ricercatori dell’Università di Losanna. Ed è emerso che, sulla base di un’analisi della performance passata di un universo azionario (l’indice Msci all country world) sul periodo 2007-2018, una politica di esclusione basata sui punteggi Esg delle società non ha avuto un’incidenza negativa sulle caratteristiche di rischio/rendimento di un portafoglio di investimento. Anzi in molti casi i risultati ottenuti sono stati migliori: per esempio sull’azionario europeo dal 2007 al 2018, escludendo dall’indice di riferimento il 50% delle società con più basso rating Esg, si è ottenuto un aumento dello 0,8% all’anno in termini di performance. Al contempo, la volatilità è risultata inferiore per circa lo 0,7% all’anno».

Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.
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