Etf smart beta, trend in crescita

Manuela Sperandeo iShares head of specialist sales EMEA
Manuela Sperandeo iShares head of specialist sales EMEA

Nel variegato mondo dei prodotti a gestione passiva le strategie d’investimento smart beta stanno vedendo una crescita a doppia cifra. Per approfondire questo tema abbiamo intervistato Manuela Sperandeo, head of specialist sales EMEA di iShares

Nel solo 2017 l’industria degli smart beta ha registrato una crescita di oltre il 30%. Quali sono i driver che stanno guidando uno sviluppo così importante e quali possono essere i trend futuri per questo comparto dell’industria degli Etf?

In termini di flussi, il segmento degli smart beta è stato quello che all’interno degli Etf è cresciuto più velocemente negli ultimi anni. Se guardiamo esclusivamente all’universo degli strumenti Ucits e ci concentriamo sulle strategie fattoriali propriamente dette, dal 2012 al 2017 registriamo tassi di crescita di oltre il 40% a livello europeo. Le masse gestite in Europa hanno raggiunto a fine gennaio 2018 i 40 miliardi di dollari, a livello globale siamo oltre i 400 miliardi, e se si includono anche i dividendi si superano i 600 miliardi di dollari.
Sebbene si tratti di valori inferiori, è importante rilevare che anche il livello di penetrazione degli smart beta rispetto alle masse gestite in Etf azionari è praticamente raddoppiato: i numeri indicano che l’adozione è in aumento ed è sempre più diversificata sulle diverse tipologie di prodotti. Da questo punto di vista osserviamo tre tendenze fondamentali che guidano l’utilizzo di questi strumenti da parte degli investitori istituzionali e sempre più anche quelli private. Il primo trend rivela che queste strategie possono rispondere ad alcune importanti sfide quali ad esempio la volatilità dei mercati azionari, e da qui l’uso di strategie minimum volatility e di quality, che hanno un profilo di rischio più basso rispetto ai benchmark tradizionali pur mantenendo l’esposizione ai mercati azionari stessi. Il secondo riguarda la diversificazione: abbiamo imparato come spesso portafogli che sembravano diversificati in realtà non lo erano, e quindi diversificare su questo tipo di strategie, che sono dei motori di performance non tradizionali, ha permesso di introdurre delle fonti di rendimento. Pensiamo ad esempio ai fattori value e momentum, che si sono alternati nelle performance nel corso del 2017 e anche nei primi mesi di quest’anno; la combinazione di questi due singoli fattori può portare a una nuova dimensione di diversificazione del portafoglio. Terza e non ultima tendenza è quella regolamentare: con l’entrata in vigore della Mifid II, questo tipo di strumenti, che si pone a metà strada tra l’investimento indicizzato tradizionale e l’investimento attivo tradizionale, riesce a rispondere alle necessità di contenimento dei costi ma allo stesso tempo di generazione di rendimento. Per questo motivo può essere un’ottima soluzione di diversificazione dell’offerta per molte reti distributive. Sicuramente questi tre fattori dimostrano che si tratta di un fenomeno destinato a proseguire. E’ di fatto un segmento in cui come BlackRock abbiamo fatto investimenti importanti, non solo nella gamma di prodotti ma anche nel corollario di servizi e di ricerca che offriamo, in quanto crediamo possa rappresentare un modo di investire innovativo e un segmento dell’industria destinato a raggiungere masse significative.

Il segmento degli smart beta è in continua evoluzione. Quali sono le principali innovazioni in atto in questo comparto?

In ambito di prodotto, l’innovazione principale riguarda il segmento degli indici multi fattoriali, ovvero quelli che consentono l’esposizione combinata a diversi fattori di investimento, concepiti e capaci di rispondere a obiettivi molto chiari, come ad esempio, indici che combinano fattori più difensivi per proteggere i portafogli in scenari di correzione di mercato. Il secondo trend in atto riguarda l’estensione dell’approccio smart beta ad altre asset class: da prodotti prevalentemente azionari, oggi si iniziano a sviluppare prodotti smart beta anche nell’obbligazionario, dove cresce la richiesta di indici in grado di performare anche in uno scenario di tassi in rialzo o di aumento dei default nel mondo del credito. Infine, l’innovazione si evolve rapidamente anche nell’ambito degli strumenti che consentono di analizzare i driver della performance, E’ infatti molto importante capire quanto della gestione attiva può essere replicato tramite soluzioni smart beta e questo oggi è possibile grazie a strumenti di analisi di portafoglio capaci di fornire misurazioni molto specifiche dei driver di rischio e rendimento di queste strategie. A livello di industria è estremamente positivo notare che all’innovazione di prodotto si affianca la disponibilità di strumenti di analisi sempre più efficienti e puntuali che offrono visibilità sui rischi e sui rendimenti dei portafogli in maniera molto più chiara rispetto a pochi anni fa.

Nel 2018 stiamo assistendo ad un ritorno di volatilità. Come si sono comportati gli Etf smart beta in queste fasi di mercato caratterizzate da maggiore incertezza?

Il ritorno della volatilità che abbiamo visto a febbraio e l’aumento dell’incertezza dal punto di vista economico e politico hanno creato uno scenario di mercato molto favorevole per le strategie più difensive che ho menzionato prima, ovvero quelle minimum volatility e quality, che hanno registrato performance superiori rispetto agli indici azionari tradizionali (Fonte: BlackRock e Bloomberg al 31/03/18). E’ sempre importante contestualizzare però il mercato nell’ambito del contesto macro, in cui il livello della crescita economica ed il tasso di crescita possono aiutare a formare una view più ampia. In questo contesto, pensiamo che strategie come il momentum abbiano ancora il potenziale di generare performance interessanti, continuando il trend visto nel 2017. La nostra ricerca mostra infatti che, sebbene il momentum tenda a fare meglio in scenari di forte espansione economica, ha il potenziale di generare rendimento anche in una fase di iniziale rallentamento della crescita economica, come quello in cui potremmo trovarci adesso (.Fonte: “Factor Timing with Cross-Sectional and Time Series Predictors”, Philip Hodges, Ked Hogan, Justin R. Peterson And Andrew Ang, Autumn 2017).

L’Information Ratio è un indicatore calcolato come rapporto tra l'extra-rendimento del portafoglio rispetto all'indice di riferimento e la Tracking Error Volatility (volatilità dei rendimenti differenziali del portafoglio rispetto ad un indice di riferimento o benchmark)
L’Information Ratio è un indicatore calcolato come rapporto tra l’extra-rendimento del portafoglio rispetto all’indice di riferimento e la Tracking Error Volatility (volatilità dei rendimenti differenziali del portafoglio rispetto ad un indice di riferimento o benchmark)

Paola Sacerdote
Nata a Milano ma cresciuta a Ivrea, patria del sogno olivettiano di cui ho visto il triste tramonto, ho studiato Scienze Politiche all'Università degli Studi di Milano. Dopo una esperienza nel mondo della finanza come consulente, oggi collaboro a tempo pieno con il gruppo FONDI&SICAV.
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