Ethenea, il Beer dice di puntare ancora sull’azionario Usa

I titoli Usa resteranno sottovalutati per tutto il 2015 e possono fornire un extra-rendimento ai portafogli bilanciati

L’indice che confronta il rendimento obbligazionario con il dividend yield del mercato azionario (Bond Equity Earnings yield Ratio, BEER) indica che i titoli Usa resteranno sottovalutati per tutto il 2015 e possono fornire un extra-rendimento ai portafogli bilanciati.

“Visto che i rendimenti obbligazionari restano esigui, anche in futuro gli investitori non avranno altra scelta che esporsi al mercato azionario, se desiderano conseguire rendimenti interessanti. Nel 2015 una buona fonte di extra-rendimento sarà l’azionario Usa, che risulta ancora sottovalutato”, spiega Arnoldo Valsangiacomo, Membro del Consiglio di Amministrazione di ETHENEA Independent Investors S.A e Gestore di Portafoglio degli Ethna Funds.

Gli investimenti nel mercato azionario devono sempre essere considerati nell’ambito dell’asset allocation complessiva, spiega Valsangiacomo, e, in questo senso, un ruolo importante spetta all’extra-rendimento offerto all’investitore dall’esposizione al mercato azionario rispetto a quello obbligazionario. Tenendo un punto fermo: la volatilità aggiuntiva del mercato azionario deve essere in qualche modo controbilanciata.

Altrimenti tanto varrebbe acquistare un titolo di Stato USA a 10 anni e detenerlo fino alla scadenza. Proprio dal confronto con il bond decennale statunitense partono le ipotesi sull’andamento dei mercati azionari nel 2015 e in particolare di quello americano, visto attraverso la lente del cosiddetto BEER, ossia il Bond Equity Earnings Yield Ratio.

Si tratta di un approccio semplicissimo, che confronta il rendimento obbligazionario con il dividend yield del mercato azionario corrispondente. Un BEER superiore a 1 segnala una tendenziale sopravvalutazione delle azioni, mentre un valore inferiore a 1 ne denota la sottovalutazione.

Gli ultimi 60 anni hanno dimostrato che il rendimento conseguito dalle società quotate in borsa e quello ottenuto sul mercato obbligazionario sono strettamente connessi.

L’earnings yield, cioè il rendimento conseguito dalle società, è relativamente semplice da calcolare: basta dividere gli utili di una società per la sua capitalizzazione di mercato. Se gli investitori sono disposti a pagare un prezzo maggiore per gli utili delle società, il rendimento azionario diminuisce.

Osservando le curve dei rendimenti, emerge che attualmente il rendimento azionario (earnings yield) delle società Usa si attesta al 5,5%. Quello dei titoli di Stato decennali USA è invece pari a circa il 2,2 %. Di conseguenza, tra questi rendimenti vi è attualmente un differenziale di 330 punti base e il BEER è di 0,4 (2,2/5,5). Questo differenziale rimane quindi nettamente superiore alla media degli ultimi dieci anni, pari a circa 270 punti base.

All’avviso del Team di Gestione di ETHENEA esso continuerà a diminuire anche nel 2015, come è avvenuto negli ultimi anni. La distanza tra le curve è scesa dai 580 punti base degli inizi del 2012 ai 330 registrati al momento della redazione del Commento sui Mercati di Gennaio. Purtroppo i rendimenti offerti dal mercato obbligazionario sono esigui, ma l’earnings yield delle società, pari al 5,5%, continua ad apparire interessante.

Poiché non prevediamo ulteriori nette flessioni dei rendimenti obbligazionari, nel caso in cui la Fed dovesse decidere di procedere a un primo rialzo dei tassi d’interesse, secondo gli esperti di ETHENEA anche in futuro gli investitori non avranno altra scelta che esporsi al mercato azionario, se desiderano conseguire rendimenti allettanti. La storia ha dimostrato che proprio la giusta combinazione tra azioni e obbligazioni genera i migliori rendimenti corretti per il rischio. Nell’attuale contesto di mercato, le azioni sono quindi adatte a un portafoglio bilanciato. Se ad esempio il rendimento azionario dell’S&P 500 diminuisse di 50 punti base, ceteris paribus l’indice dovrebbe salire a 2.250 punti. Con una flessione di 100 punti base, l’indice raggiungerebbe i 2.500 punti.

Giustificando l’innalzamento dei tassi con la necessità di incrementare il proprio margine di manovra (ossia di precostituirsi delle munizioni per possibili interventi futuri), la Fed potrebbe riuscire nell’impresa disperata di aumentare i tassi senza causare una correzione del mercato azionario.

Naturalmente occorrerà fare i conti con ampie oscillazioni dei prezzi sia al rialzo che al ribasso. Ancora una volta, quindi, è opportuno ricordare che un investitore inesperto farebbero bene a delegare le decisioni d’investimento ai professionisti del mercato.