Euro e sterlina ancora alle corde

Continua la pesantezza della moneta unica europea nei confronti del dollaro americano e delle altre major. Fxcm

Con l’eurodollaro grande protagonista della settimana a causa del passaggio da quota 1.0900 ai minimi battuti in area 1.0460, una perdita di valore pari al 4% che conferma come ci si trovi di fronte a flussi di investimento fisici in uscita dalla moneta unica europea con convogliamenti verso il dollaro americano e le borse europee, che continuano a mostrare chiare asimmetrie con quelle americane. Un euro debole, seguito a ruota dalla sterlina, la quale sta vivendo delle fasi di sofferenza evidenti dettate dalla confusione a livello di prospettive di politica monetaria che si sta ingenerando (volontariamente?) tra gli investitori, i quali non capiscono più quali siano le intenzioni reali dell’istituto centrale ma che stanno iniziando a riversare sui prezzi l’idea che la BoE non vada ad intervenire così presto sui tassi che, anziché essere rialzati (come da prospettive ventilate fino alla scorsa estate), potrebbero addirittura subire un taglio nel momento in cui dovesse rendersi necessaria tale mossa.

Da banca potenzialmente leader (tra le major) dei primi rialzi dunque ad una bella marcia indietro che lascia la Federal Reserve sotto i riflettori, con il primo appuntamento degno di nota che arriverà a metà settimana, mercoledì sera alle ore 19.00, o meglio, alle 19.30, quando la Yellen terrà la sua conferenza stampa (ricordiamo che fino a fine mese gli orari con l’America saranno sfalsati di un’ora a causa dell’entrata in vigore anticipata negli Usa dell’ora legale). Avremo modo di ragionare durante i prossimi giorni sulle prospettive che derivano da tale meeting, ci limitiamo, per il momento, ad indicare il focus di attenzione sul cambio di wording (durante il discorso di fronte al Congresso non si è più parlato di atteggiamento paziente), di forward guidance ma soprattutto alla potenziale reazione delle borse che, mercoledì, chiarificheranno in maniera migliore il peso dello shift che sta avvenendo nel sentiment di mercato, con le discese correttive cui abbiamo assistito e che operativamente sono state gestibili sotto l’area supportiva passante per 2,100 (sapete che operativamente facciamo trading su quello che vediamo, indipendentemente da tutte le idee che ci possiamo fare sui mercati) che indicano la creazione di iniziali aspettative circa potenziali rialzi di tassi prematuri rispetto a quanto ci si potesse attendere fino a qualche mese fa, il che porterebbe a potenziali uscite di capitali dai listini Usa.

Per quanto concerne il dollaro australiano e lo yen ci troviamo in posizione di consolidamento contro il dollaro dopo le discese cui abbiamo assistito e cureremo con attenzione i livelli tecnici dal punto di vista operativo, affidandoci soltanto a correlazioni potenzialmente dollarocentriche soltanto nel momento in cui dovessimo assistere a pubblicazioni di dati macro provenienti dagli Usa (a cominciare da questo pomeriggio con la produzione industriale e manifatturiera).