Euro: finita la discesa?

La domanda piu’ ricorrente che ci viene posta e riproposta durante gli ultimi giorni da parte di trader, analisti e giornalisti, riguarda l’euro. Fxcm

In molti si stanno infatti chiedendo se i movimenti contro dollaro americano cui abbiamo assistito post votazioni greche siano da considerare come di correzione oppure se si tratta di una ripartenza strutturale delle quotazioni. Iniziamo a domandarci come mai, di fronte ad una situazione che lungi da noi definire rosea, l’euro non abbia approfondito a ribasso, ma abbia, lentamente e con una volatilità direzionale molto contenuta rispetto ai ritmi dell’ultima discesa che ha colpito il cambio (all’interno della congestione la volatilità rimane ottima, ieri per esempio siamo passati da 1.1300 a 1.1500), formato massimi relativi e minimi relativi crescenti. La risposta, a nostro parere, è da ricercare nelle aspettative di mercato.

La Banca Centrale Europea ha infatti cominciato a ventilare ipotesi di QE prima di vararlo ufficialmente, il che ha portato al verificarsi di flussi di vendita di euro in quanto, con il tempo, la liquidità in circolazione andrà ad aumentare (e speriamo che si trasmetta in qualche modo anche al credito alle imprese ed al consumo, ma questo è un altro discorso) e presumibilmente il valore della moneta unica potrebbe ridimensionarsi ulteriormente. Dopo la comunicazione delle misure straordinarie di sostegno monetario alla nostra disastrata economia, abbiamo assistito ad ulteriori vendite, frutto della concretizzazione della decisione da parte di Francoforte e di aspettative legate ai risultati greci, che vedevano favorito il partito che effettivamente ha vinto le elezioni che, a seconda del fatto che avesse ottenuto o meno la maggioranza assoluta, avrebbe potuto mettere a rischio l’intero sistema euro.

C’è chi pensava che Tsipras avesse potuto decidere di uscire dall’unione monetaria, chi pensava fosse una questione di rinegoziazione del debito, chi pensava entrambe le cose. Aspettative che, in caso di vittoria totalitaria della sinistra radicale greca, avrebbe potuto produrre degli effetti depressivi sul cambio che invece, dopo la formazione del governo di alleanza con i Greci indipendenti di destra, ha cercato una pausa all’interno di quella discesa realizzatasi ed incrementatasi in base alla formazione ed alla realizzazione/non realizzazione delle aspettative. Ieri il mercato ha avuto la possibilità di reagire e di veicolare i flussi di capitale di breve periodo sull’euro e sul dollaro dopo la notizia che la Banca Centrale Europea ha di fatto deciso di “chiudere i rubinetti” (lo sappiamo, è un’espressione poco elegante ma rende bene l’idea) che fornivano liquidità al Paese, non accettando più come collaterale i bond ellenici giudicati junk (spazzatura).

Una decisione basata sulla ratio che, dal momento in cui non è chiaro come la Grecia voglia procedere con i piani di rinegoziazione del debito, non risulti possibile considerare questi bond (che già erano accettati in deroga a regole ben precise) come effettivamente garantiti. La reazione iniziale ha visto un euro tentare la rottura dei supporti di breve periodo, per poi ripartire verso le resistenze principali di breve, senza dunque rompere da nessuna delle due parti. A nostro parere si tratta di un momento di pausa e di riflessione portato dal fatto che il mercato ha necessità di prendere profitto e di non far rafforzare ulteriormente il dollaro americano (il suo rafforzamento, se si dovesse mantenere intorno a livelli attuali o crescere ancora del 3%-5% non recherebbe ancora danni agli Usa che attualmente stanno vivendo una ripresa della domanda interna, che permette di non dover rivolgersi in maniera prioritaria verso le esportazioni al fine di sfruttare domanda estera residua nel mondo, con la possibilità di acquistare materie prime a basso costo, forti di una divisa forte) ai ritmi con cui è andato a crescere da metà estate in avanti.

Un momento di pausa che è ascrivibile, allo stato dell’arte attuale, a correzione tecnica all’interno di un quadro che rimane, sia dal punto di vista di analisi che da un punto di vista tecnico, ancora ribassista. Area 1.1750 restituisce i livelli di medio periodo più importanti da curare, a nostro parere. Oggi avremo anche la pubblicazione dei Non Farm Payrolls americani e del tasso di disoccupazione. Si tratta di un avvenimento molto importante e seguito dal mercato che però, a differenza di quanto accaduto nel corso degli ultimi anni, comincia ad assumere delle sembianze di non-event. Questo in quanto la Fed è stata chiara sul fatto di voler essere “paziente” nel valutare il processo di normalizzazione della politica monetaria (leggasi rialzo di tassi) e le aspettative si sono consolidate verso un time frame che non arriva prima di giugno, lasciando così l’idea che le borse possano ancora tentare delle salite e che servirà del tempo prima di assistere ad una ripresa dei rendimenti negli Stati Uniti.