Euro, maggior parte del calo alle nostre spalle

Riteniamo che il potenziale al rialzo delle valute dei Paesi Sviluppati sia ora abbastanza limitato. Hans Bevers, Senior Economist di Petercam

Il forte deprezzamento dell’euro degli ultimi mesi, il miglioramento delle prospettive di ciclo economico per l’area Euro e il significativo surplus delle partite correnti rendono giusto chiedersi se la moneta unica è diventata (troppo) poco costosa. Non c’è nessuna risposta semplice a questa domanda, ma sembra ragionevole dire che la maggior parte del deprezzamento dell’euro è già avvenuta.

 La decisione della Banca Centrale Europea di adottare una politica di quantitative easing su larga scala ha accelerato il deprezzamento della moneta unica. Ponderato su base commerciale reale, l’euro è sceso di circa il 15% da inizio 2014 ed è di conseguenza circa il 10% più economico rispetto alla media di lungo periodo. Dato il recente calo, il surplus delle partite correnti dell’area Euro (3% del PIL) e le valutazioni allettanti sul lungo termine, l’attrattività delle valute straniere si è significativamente ridotta.

 Certo, è comunque possibile che l’euro si deprezzi ulteriormente. Dopotutto, fare previsioni sulle valute è sempre difficile, poiché le monete tendono a movimenti estremi nel breve termine. Tuttavia, per le ragioni spiegate sopra, riteniamo sia importante che un ulteriore calo dell’euro non deve essere dato per scontato. Nel complesso, riteniamo che il potenziale al rialzo delle valute dei Paesi Sviluppati sia ora abbastanza limitato. Tra le divise dei Paesi Emergenti, la rupia indonesiana, il leu rumeno, la corona ceca e il fiorino ungherese paiono buone alternative di investimento.