Home Magazine Euromobiliare: i temi Esg sempre più al centro

Euromobiliare: i temi Esg sempre più al centro

0
Euromobiliare: i temi Esg sempre più al centro

Tra gli investitori istituzionali che operano direttamente sui mercati, Euromobiliare in Italia è uno dei più importanti e di più lunga tradizione. Di questo tipo di attività parla Mirko Falchi, advisory portfolio manager di Euromobiliare.

Tra i tanti prodotti come identificate i nuovi?

«Abbiamo un processo di analisi e selezione ormai piuttosto strutturato, che si basa sulla presenza di modelli quantitativi, sviluppati e consolidati nel tempo, che ci consentono un primo livello di screening su un ampio numero di Oicr potendo fare emergere bottom up fondi che, rispetto al loro peer group, potrebbero essere meritevoli di una due diligence più approfondita. Aggiorniamo un database proprietario che ci consente di individuare e seguire le nuove tendenze in termini di strategie. Inoltre, periodicamente, ci confrontiamo con i principali asset manager, ma anche con realtà medio-piccole, che offrono una gamma di prodotti complementare rispetto a quella delle realtà più conosciute,  con offerte specializzate in particolari asset class o strategie. Successivamente all’attività di screening quantitativa, quando identifichiamo prodotti interessanti per le nostre esigenze, ci attiviamo per la necessaria due diligence sull’asset manager e il nostro team di analisti Oicr completa il processo con i relativi approfondimenti qualitativi.  Questa integrazione tra sistematicità di alcune analisi e “discrezionalità” di altre valutazioni ha consentito di presidiare un ampio universo investibile,  sia in termini di asset type, sia di numerosità di fondi e sicav».

 Come avviene la due diligence di un nuovo prodotto?

« Innanzitutto gli Oicr che entrano nel nostro universo investibile devono avere ricevuto un primo giudizio positivo da parte del nostro team di analisti. Il nostro processo di valutazione e selezione prevede sia analisi quantitative all’interno di peer group omogenei, sia analisi qualitative che integrano e talvolta possono anche cambiare lo score puramente quantitativo. Ciò accade in particolare su quelle asset class che, per loro natura, richiedono una maggiore conoscenza del processo di investimento, delle logiche di costruzione di portafoglio e del team di gestione, che non sempre emergono in maniera chiara da considerazioni puramente quantitative. Pensiamo, ad esempio, ai fondi flessibili, ma anche a quelli di credito sub investment grade in cui la concentrazione e la liquidabilità del portafoglio sono aspetti importanti e non immediatamente evidenti se ci limitiamo a  considerare le dimensioni della performance o della volatilità. Nel processo di due diligence molta attenzione viene anche dedicata all’analisi della struttura societaria, del processo di investimento, del risk management e delle modalità con cui l’area investimenti e quella dei controlli interagiscono. Molta concentrazione viene posta anche sulla dimensione degli asset gestiti, oltre che naturalmente sull’analisi del portafoglio di investimento del singolo Oicr. Per la valutazione di quest’ultimo,  riveste un ruolo importante anche la possibilità di confrontarci direttamente con il gestore o il team di gestione. Inoltre, seguiamo approcci diversificati a seconda del tipo di strategia, distinguendo, ad esempio, tra processo di analisi più sistematico applicato per le strategie direzionali maggiormente “plain  vanilla” e quello più qualitativo adottato per le strategie flessibili, absolute return e in private market. Rimane quindi centrale l’esperienza e la competenza del fund analyst, pur con il supporto di modelli quantitativi».

 Quale importanza attribuite ai criteri Esg?

«Nel nostro processo di selezione e nelle nostre analisi, l’importanza dei criteri Esg è cresciuta nel tempo e continuerà sempre più ad avere un ruolo determinante grazie al processo di transizione che Euromobiliare Advisory Sim, con le altre società che si occupano di investimenti nell’area wealth del Gruppo Credem, ha avviato da oltre un anno e mezzo, per fare fronte agli obiettivi che vogliamo raggiungere in ambito sostenibilità favorendo i nostri stakeholder. Considerare i criteri Esg come discriminanti nelle selezioni, ci consente di rafforzare l’impatto positivo dei nostri portafogli, sia in termini di benefici di tipo socio-ambientali, sia in termini di riduzione dei rischi finanziari e operativi di mercato, senza dovere rinunciare al ritorno finanziario. L’importanza dell’integrazione di criteri di sostenibilità nei processi di investimento, emerge in maniera chiara dalla maggiore consapevolezza da parte degli investitori e dalla spinta delle recenti normative, che comporta un’offerta sempre più ampia di prodotti sostenibili rispetto al passato. Inoltre, si rileva un incremento della domanda dovuta alla maggiore consapevolezza da parte dei clienti dell’importanza della sostenibilità nelle scelte di investimento. Infine, l’integrazione consente di beneficiare dei flussi indirizzati verso i temi d’investimento che caratterizzeranno i prossimi anni, come la transizione energetica e il cambiamento climatico o quelli legati allo sviluppo demografico del nostro pianeta.  Questi temi, in aggiunta, permettono una migliore focalizzazione sull’orizzonte temporale da parte di chi investe, adottando una visione di lungo periodo, favorendo al contempo una migliore “resilienza emotiva” specie durante le naturali fasi di crisi».

 Quali sono le prospettive e le tendenze che vede nel settore?

«Possiamo affermare che buona parte delle tendenze che hanno caratterizzato gli ultimi trimestri con trend a favore delle tematiche Esg,  proseguiranno nel consolidamento, sia in ambito obbligazionario, sia azionario. In particolare, ravvisiamo una crescita delle strategie “d’impatto” (art.9 della normativa Sfdr), ovvero quelle che hanno precisi obiettivi in termini di sostenibilità, come per i prodotti “low carbon”, a fianco dei più tradizionali obiettivi finanziari. In ambito obbligazionario, vediamo una progressiva estensione delle tematiche Esg sul comparto del credito, anche high yield, e sugli investimenti nei paesi emergenti. Anche nell’azionario ci aspettiamo un notevole incremento della diffusione delle strategie sostenibili, sia per il retail, sia tra i fund buyer. Rimarrà certamente spazio anche per quelle strategie più tradizionali che sono caratterizzate da una gestione attiva al fianco degli Etf, che continueranno ad avere una sempre maggiore centralità nell’implementazione decisionale di asset allocation, grazie alla trasparenza dei portafogli. Infine, la necessità di diversificare i portafogli e di trovare alternative alle asset class monetarie e obbligazionarie porterà a una maggior rilevanza degli investimenti su strategie in private asset (private equity, private debt, infrastrutture e real estate), tra cui gli Eltif, che consentono un accesso all’economia reale, e al premio di liquidità degli investimenti illiquidi, con una soglia di investimento più accessibile».

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza i cookies.

Per offrirti il miglior servizio possibile questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.