Europa e Giappone ancora i mercati preferiti, sovrappesiamo settore industriale

Allocazione azionaria regionale e settoriale di Pictet Asset Management Strategy Unit

La nostra allocazione regionale resta invariata, con il sovrappeso dei mercati azionari di Europa e Giappone. I listini europei, pur avendo superato quelli statunitensi nei mesi scorsi, possono ancora salire nel breve periodo. Il miglioramento congiunturale in atto nell’unione monetaria rappresenta un ulteriore vantaggio. Le vendite al dettaglio in Germania, depurate dell’inflazione, sono aumentate del 5% su base annua, il livello più alto in 20 anni. Il recente accordo salariale relativo al settore metalmeccanico dovrebbe portare a un forte incremento del potere di acquisto dei consumatori. Il calo dell’euro, inoltre, rende più competitive le aziende sudeuropee, in particolare le aziende di export spagnole e italiane, e il credito alle società non finanziarie è aumentato. L’indice d i sorpresa economica dell’eurozona – che misura la differenza per eccesso o per difetto fra i dati e le attese – si attesta sul livello più incoraggiante degli ultimi due anni. E prima degli effetti del quantitative easing della BCE. La maggiore solidità del contesto congiunturale comincia a riflettersi negli utili aziendali: le revisioni delle previsioni di profitto migliorano rapidamente in tutta Europa. Dal rapporto fra revisioni al rialzo e al ribasso risulta che la percentuale netta di società che alzano le stime è passata al -7%, contro il -18% dell’anno scorso. La situazione europea appare più favorevole rispetto a quella degli Stati Uniti, dove il dollaro forte comincia a intaccare la redditività degli esportatori e le valutazioni azionarie risultano onerose in base a vari parametri. Il P/E dell’indice S&P 500, depurato degli effetti ciclici, si attesta appena al di sotto di 28, vale a dire allo stesso livello del 1999, prima che scoppiasse la bolla tecnologica. Tutto considerato, lo sconto offerto dal mercato azionario europeo rispetto a quello statunitense – attualmente intorno al 10% in base al P/E – dovrebbe ridursi ulteriormente. Anche il listino giapponese, a nostro parere, conserva la sua attrattiva. Le riforme economiche, una politica monetaria ancora accomodante e la debolezza dello yen continueranno probabilmente a sostenere gli utili aziendali. In tutto il Paese vediamo inoltre concreti progressi in materia di corporate governance che dovrebbero tradursi in politiche più favorevoli agli azionisti come l’aumento dei dividendi, il riacquisto di azioni proprie e le acquisizioni finalizzate alla crescita.
Il nostro posizionamento stilistico e settoriale è cambiato alla luce di migliori prospettive di crescita dell’economia mondiale. Oltre a sovrappesare i segmenti small e mid cap, assumiamo una posizione lunga nel comparto industriale, un modo economico di puntare su una probabile ripresa congiunturale.
Rafforziamo l’orientamento ciclico sovrappesando la tecnologia, un’area caratterizzata da fondamentali solidi e quotazioni ragionevoli.
Sottopesiamo invece i beni di prima necessità, essenzialmente per motivi di valutazione. Riduciamo l’energia a un peso neutrale in previsione di una certa stabilità dei prezzi del petrolio. Dopo il calo degli utili per azione, i titoli energetici non appaiono più convenienti. In base alla nostra analisi, il settore più sottovalutato è quello dei materiali, ma preferiamo mantenere un posizionamento neutrale finché la ripresa dell’economia cinese non sarà evidente.