Europa, il grande ritorno delle fabbriche

Sul piano industriale l’Europa è seconda solo alla Cina e soprattutto ha un’ottima competitività. Anche a livello tecnologico il comparto manifatturiero del Vecchio continente è ampiamente leader in diversi campi.

Nel 2021 questo gruppo di aziende, che negli anni scorsi era passato in secondo piano a favore della tecnologia, ha segnato una ripresa fortissima, che è stata colta anche dai mercati. Gli utili e le revisioni al rialzo dei profitti sono stati una logica conseguenza e oggi sul mercato trovare occasioni non è semplice. Inoltre la produzione è penalizzata da diversi colli di bottiglia, come l’alto costo delle materie prime, le difficoltà di rifornimento e la mancanza di manodopera specializzata. Ma la domanda resta molto elevata

Il settore industriale europeo è, per dimensioni assolute, secondo al mondo dietro quello cinese, con però nicchie di eccellenza che si trovano nel pianeta probabilmente solo in Giappone.

Il Vecchio continente rimane, infatti, il centro planetario di una serie di picchi tecnologici impareggiabili nell’ambito di tutta la filiera manifatturiera (servizi annessi inclusi). Basti pensare a come alcune società europee dominino in maniera incontrastata la produzione di automobili di alta e altissima gamma. Importantissima, pur in un panorama di indubbia scarsa competitività nell’It, anche la posizione dominante che un’azienda come Asml ricopre nella produzione dei macchinari necessari alle fonderie di semiconduttori, uno dei comparti più hot di questi anni. Dovunque si guardi, anche in paesi del Sud, l’Unione Europea è disseminata di piccole e medie aziende che detengono spesso posizioni di quasi monopolio nella produzione di componentistica e beni in conto capitale in comparti quali il farmaceutico, l’aero-spazio, la chimica e molti altri.

Si tratta, dunque, di un patrimonio enorme, che ha visto una ripresa post-pandemia spettacolare. Il reflation trade partito ormai un anno fa, con la sua dinamica di colli di bottiglia nell’offerta e di esplosiva ripresa della domanda dopo i lockdown, ha dato senz’altro un impulso enorme a una serie di azioni che in parte erano state trascurate a causa dell’ossessione per l’hi-tech dell’ultimo decennio.

I dati finora sono stati a dir poco strepitosi: a giugno il Pmi manifatturiero di Markit ha segnato un record storico a 63,4, con un dato appena in calo a 62,8 a luglio.

È interessante notare che a giugno si è registrato, insieme al massimo storico in termini di crescita complessiva, anche il maggiore aumento dei costi degli input mai visto. Il vasto complesso industriale europeo, infatti, è finora riuscito a traslare in una più elevata inflazione al consumo la presenza di vari colli di bottiglia lungo le filiere.

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Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.
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