Eurozona, l’occupazione spinge al rialzo le stime del Pil

La lettura finale del Pil di Eurozona, per il secondo trimestre, è stata rivista al rialzo grazie a maggiori consumi e investimenti e per l’accelerazione nel mondo del lavoro. Weekly di Cassa lombarda

Al contempo frena la fiducia degli investitori, e delle società tedesche, per la diffusione della variante Delta e per il timore di ribaltoni politici alle prossime elezioni nazionali in Germania. La Bce a fronte di vaccinazioni, e miglioramenti economici, rimodula il PEPP senza fare tapering. Pochi dati negli Stati Uniti che però certificano le montanti pressioni inflazionistiche. In Giappone il Pil 2Q è stato rivisto al rialzo, ma pesa sul sentiment attuale la diffusione del virus.

Azioni

A Wall Street la settimana è stata più corta per la festa dei lavoratori celebrata lunedì scorso, ed è stata archiviata con un moderato passivo. Gli investitori si stanno riposizionando dopo la stima al ribasso sull’economia Usa da parte di Goldman Sachs e dopo le previsioni di volatilità mosse da alcuni analisti tra cui quelli di Citi, Morgan Stanley, Credit Suisse e Deutsche Bank. Sul finire d’ottava hanno aiutato a limitare le perdite le indiscrezioni per cui l’amministrazione Biden dovrebbe imporre l’obbligo vaccinale per svariate categorie di lavoratori e la conferma della telefonata tra Biden e l’omologo cinese, Xi Jinping, per trovare un punto di incontro nella competizione tra i due Paesi. Continua il momento positivo per l’azionario giapponese in scia all’atteso cambio di Governo.

Obbligazioni

L’orientamento attendista della Bce ha in parte ridimensionato il recente movimento rialzista dei rendimenti dei titoli di Stato di Eurozona, che si erano portati sui massimi di svariate settimane. Sui Treasury americani ha pesato il monito della Segretaria al Tesoro, Janet Yellen, al Congresso per l’aumento o la sospensione del tetto del debito, scattato lo scorso 1 agosto. Gli investitori obbligazionari europei hanno iniziato ad accettare rendimenti reali negativi, con quello dell’indice di riferimento ben al di sotto del 3% raggiunto dall’inflazione europea ad agosto.

Valute e materie prime

In Russia la Banca centrale ha alzato ancora i tassi di interesse portandoli al 6,75%, quinto aumento da quando è stato avviato l’inasprimento della politica monetaria, lo scorso mese di marzo quando il tasso era al 4,25%. La banca centrale ha affermato che potrebbero essere necessari ulteriori aumenti dei tassi nei prossimi mesi per portare l’inflazione all’obiettivo del 4%. In flessione l’oro penalizzato in primis dalla forza del dollaro riportatosi in area 1,18 contro Euro. Poco mosso il petrolio, da monitorare le mosse della Cina che sta vendendo petrolio dalle sue riserve strategiche, esplicitamente per abbassare i prezzi, e combattere l’aumento dei costi delle materie prime. Estremamente volatile il bitcoin in scia all’adozione in El Salvador della criptovaluta come valuta legale.

Outlook

Nell’Eurozona il calendario macroeconomico sarà relativamente scarno per tutta la settimana, con le letture finali dell’inflazione di agosto attese confermare la salita nei principali Paesi e nell’insieme di Eurozona. Diversamente dall’Europa, la settimana sarà ricca di appuntamenti macro negli Usa con le prime letture di settembre che dovrebbero confermare l’espansione del manifatturiero e la stabilizzazione della fiducia dei consumatori. Attesa l’inflazione finale, le vendite al dettaglio e la produzione industriale di agosto.

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