Fari puntati ancora sulla sterlina

Buona attenzione verso i listini azionari che nella giornata di venerdi hanno lanciato un buon segnale rialzista. FXCM

Nel recente passato lo abbiamo ripetuto più volte come il mercato accusi una certa difficoltà a prezzare alcune aspettative: in primis quelle sulla Federal Reserve dal punto di vista del timing dell’eventuale rialzo dei tassi di interesse. Si alternano infatti, a Washington, talvolta dei toni hawkish – che restituiscono l’idea che il tempo stia decorrendo in fretta e che quindi ci troveremo presto di fronte alla manovra restrittiva di politica monetaria, con uno scenario di cambiamento dunque ravvisabile perfino dal prossimo giugno – a dei colpi di freno che invece mettono in guardia da azioni, quali il rialzo dei tassi, che sembrano invece premature a fronte di un quadro macroeconomico non costituito da tutti tasselli in ordine. Ancora, proprio sul fronte dati quello che sembrava un percorso ben spianato e in costante linearità è andato in qualche modo ad interrompersi negli ultimi 2 mesi nei quali le release degli Stati Uniti non si sono di certo rivelate idilliache e gli stessi dati dello scorso di venerdì sul mercato del lavoro ne sono una conferma. Pubblicazione in chiaroscuro infatti quella del Bureau of Labor Statistics che ha fatto registrar un discreto numero di nuovi posti di lavoro, laddove inceve il dato precedente già molto basso è stato ritoccato inferiormente, e dove comunque l’ulteriore calo del tasso di disoccupazione ha messo in luce ancora un evidente ancoraggio verso il basso del tasso di partecipazione. Ad ogni modo, al di là della disamina ormai anacronistica, il punto resta quello per il quale neanche dal fronte dei dati le indicazioni sono precise ed in grado di portare alla formazione di aspettative in qualche modo precise. Per quello che concerne il versante europeo, la questione che resta scottante è ancora quella greca ma il tema sembra in qualche modo sottovalutato dai mercati quasi come se la risoluzione finale in qualche modo fosse scontata”; come osserviamo in queste settimane infatti, non appaiono particolarmente catalizzatori di volatilità i giorni che vedono il presentarsi dei vari appuntamenti cruciali per la situazione, quali incontri tra esponenti del paese ellenico e l’European Working Group piuttosto che, ad esempio, le scadenze sui tempi per rimborsi vari ai detentori dei titoli di stato piuttosto che al Fondo Monetario Internazionale. Dunque il cambio Eurodollaro, incarnatore di tutto questo complesso di ragionamento, si trova a regalarci movimenti non di buona interpretazione sul fronte più strutturale: a metà della settimana scorsa appariva ci fossero tutte le condizioni per risalite importanti fino anche ad area 1,15 prima di assistere a nuove vendite. Tra giovedì e venerdì invece abbiamo osservato un ribaltamento di fronte che ha gettato nuova e potente luce su logiche ribassiste che verosimilmente potrebbero articolarsi già a partire da questa settimana, laddove però mancano veri accadimenti propulsori se si escludono le pubblicazioni del Pil della Germania e di quello dell’Eurozona nella giornata di domani. Dal cedimento dell’ampia area che va tra 1,1125 e 1,1050 passeranno dunque le sorti del cabmbio che dunque potrà essere interessato da nuove e potenti sell off proprio al superamento al ribasso di quei livelli. Fino ad allora l’habitat natural di trading resterà quello intraday, dal momento che, ad eccezion fatta di ieri, la volatilità sul mercato resta elevatissima e le opportunità operative sono davvero numerose se a maggior ragione non si pone l’attenzione su solo 1 o 2 struimenti finanziari. Resta assoluta protagonista ancora la sterlina che ieri ha guadagnato ampio terreno contro tutte le alter major: il cambio GbpUsd ha raggiunto le cruciali resistenze in area 1,5785 e 1,5925. che rappresenteranno dunque un bbanco di prova decisivo dal momento che nuovi superamenti potrebbero perfino condurci a rivedere livelli quali 1,5750. Il mantenimento dell’attuale orientamento politico del paese ha infatti, come auspicato, fornito nuova linfa alla divisa della regina che si troverà ancora alle prese con market mover di massima rilevanza: dopo le comunicazioni di ieri da parte della Bank of England che, come da attese, ha confermato il tasso di interesse di riferimento al + 0,5% e il Quantitative Easing a 375 miliardi di sterline, ci attendono infatti oggi i dati sulla Produzione Industriale e quella Manifatturiera, per non parlare dei dati sull’occupazione di domani e il report BoE sull’Inflazione seguito dal discorso del Governatore della Bank of Englad Carney. Sterlina dunque ancora superprotagonista del mercato e che ci oggi obbliga, sempre per quanto riguarda il cable, a stare in campana anche in ottica discesista proprio dall’area citata con conferme bearish che si avrebbero sotto 1,5485. Per finire, buona attenzione andrà riservata ai listini azionari che nella giornata di venerdì hanno lanciato un buon segnale rialzista che ieri, ma questo è statisticamente ricorsivo, non è stato da subito confermato a favore invece di lievi ritracciamenti e scarsa volatilità. Attenzione perciò agli eventuali incrementi già dalle prime ore del mattino, con maggiore probabilità legata a rialzi.