Fed valuterà rialzo tassi entro fine anno

Immediata la risposta sul mercato obbligazionario statunitense che ha reagito con un rialzo dei tassi su tutta la curva dei Treasury. Il weekly a cura di Mps

Il settore bancario è l’argomento più incandescente del momento per i timori sulla sua redditività, e per il fatto che sconta tempi lunghi per risolvere il problema dei crediti deteriorati (Npl). Per questi ultimi lo stesso Draghi ha auspicato la creazione di un efficiente mercato che possa liquidare le posizioni incagliate nei bilanci delle banche. Il governo italiano si è mosso proprio in tale direzione: il ministro dell’Economia Padoan ha, infatti, in questi giorni firmato il decreto ministeriale attuativo sui Gacs, la garanzia che lo Stato potrà concedere per la cartolarizzazione delle sofferenze.

In settimana i dati sull’espansione economica dell’Eurozona hanno fotografato una situazione stabile malgrado i timori per la Brexit. L’indice Composite PMI che misura insieme l’attività manifatturiera e dei servizi, infatti, mostra un dato per luglio in rialzo a quota 53,2 punti, in aumento rispetto al 53,1 di giugno: si tratta del livello più alto degli ultimi sei mesi, sebbene i dati nazionali suggeriscono un incremento disomogeneo. Il rialzo, infatti, è trainato dalla Germania, che sale a 55,3 punti da 54,4 di giugno, mentre i tassi di incremento in Italia (52.2) e Spagna (53,7) sono risultati moderati, segno che la situazione politica di entrambi i paesi influisce negativamente sul business. La Francia, invece, ha continuato a indicare valori vicini alla stagnazione: supera appena la soglia dei 50 punti (che separa espansione e contrazione), segnando a luglio 50,1 punti da 49,6 di giugno. Il terziario, invece, è in costante crescita da tre anni per le principali economie: l’indice Services PMI aumenta a 54,4 punti dai 53,7 di giugno in Germania, in Francia segna 50,5 punti da 49,9 di giugno, quinto mese consecutivo di espansione, così come in Italia, salito a 52 punti in luglio dai 51,9 del mese precedente. Dati totalmente differenti arrivano dalla Gran Bretagna dove si cominciano a sentire i primi effetti della Brexit: il settore dei servizi in Uk (la maggiore componente dell’economia del Regno Unito) segna una contrazione che lo riporta ai livelli di sette anni fa. A luglio l’indice Pmi Services ha confermato, infatti, il dato preliminare di 47,4 punti dai 52,3 di giugno, il livello più basso dal marzo 2009; inevitabilmente ha rallentato anche l’andamento dell’indice Composite Pmi che cala a 47,5 punti dai 52,5 di giugno. Ambedue i valori quindi segnalano un’attività economica in contrazione che potrebbe aver influenzato la decisione della Banca centrale inglese (BoE) di giovedì a varare una manovra monetaria espansiva.

Il taglio del costo del denaro dallo 0,5% al nuovo minimo storico dello 0,25%, già annunciato a luglio, ma rinviato a sorpresa, è la prima sforbiciata dal 2009; la decisione è stata presa all’unanimità dal Board (nove consiglieri su nove). Il Governatore Carney ha presentato un “outlook economico significativamente indebolito”, con il trimestre in corso in crescita di appena lo 0,1%, accompagnato da un indebolimento della sterlina e dal rialzo dell’inflazione all’1,9% nel terzo trimestre del 2017 (contro le stime precedenti all’1,5%). L’incremento dell’inflazione, secondo le previsioni, continuerà ulteriormente al 2,1% alla fine 2017, arrivando al 2,4% nel 2018. Anche le stime sul Pil sono peggiorate: portate per il 2017 a 0,8% da 2,3%, e per il 2018 a 1,8% da 2,3%, sebbene restano confermate le previsioni di crescita per il 2016 al 2%, grazie ai buoni risultati dei primi due trimestri. I piani d’azione della Banca centrale inglese per contrastare la crescita più debole e l’inflazione più rapida, consistono nell’espansione del programma di acquisto di titoli di stato, ampliato di 60 miliardi di sterline a quota 435 miliardi e nel lancio di due nuovi programmi, uno per l’acquisto di 10 miliardi di sterline di corporate bond di alta qualità e un altro, con un valore potenziale di 100 miliardi di sterline, per assicurare che le banche non diminuiscano i prestiti all’economia reale a seguito del taglio dei tassi.

La pubblicazione del bollettino mensile della Bce sottolinea una ripresa economica dell’Eurozona a ritmo moderato con miglioramenti, soprattutto nel mercato del lavoro. La ripresa viene principalmente sostenuta dai consumi interni, con una crescita modesta delle esportazioni, ma con la costante preoccupazione rivolta ai seguenti possibili rischi: l’acuirsi dell’incertezza sugli sviluppi futuri della Brexit e le sue tempistiche, la lenta attuazione delle riforme strutturali e varie problematiche di ordine geopolitico o di crescita contenuta nei paesi emergenti. Tutti questi pericoli potrebbero generare un calo di fiducia dell’attività economica nell’area e sui consumi; per scongiurare tali rischi la Bce (come sistematicamente riporta) continua a tenere sotto controllo la situazione per intervenire eventualmente con “tutti gli strumenti disponibili nell’ambito del suo mandato”. La domanda interna viene infatti supportata da un’ inflazione a livelli modesti, grazie ad una quotazione del petrolio a livelli molto bassi, che sostiene il reddito disponibile reale delle famiglie ed i consumi privati.

Ancora una sorpresa sul mercato del lavoro statunitense per il dato sui Non Farm Payroll uscito ben sopra le aspettative. Con l’aumento dei posti di lavoro nelle aziende di 255.000 (le stime indicavano 180.000 occupati in più), una revisione migliorativa dei dati usciti nei mesi precedenti, ed un tasso di disoccupazione confermato al 4,9%, gli Stati Uniti confermano un’ottima ripresa del mercato del lavoro, dopo i dati non particolarmente confortanti dell’Employment Report che avevano raffreddato le intenzioni di un rialzo dei tassi da parte della Fed nei mesi precedenti. A questo punto la Banca centrale statunitense potrebbe essere sempre più convinta a valutare un rialzo dei tassi entro la fine dell’anno. Immediata la risposta sul mercato obbligazionario statunitense che ha reagito con un rialzo dei tassi su tutta la curva dei Treasury e ha registrato un movimento al rialzo sulla scadenza dei 10 anni intorno ai 5,5 bps. Movimento contemporaneo anche sul mercato dei cambi con il dollaro statunitense che si è rafforzato nei confronti della divisa comunitaria: l’Euro Dollaro è calato repentinamente andando a toccare la quotazione 1,1060 dal livello di 1,1160.

In seguito all’uscita a fine giugno di dati che evidenziano l’aumento eccessivo del livello di scorte negli Stati Uniti (al massimo stagionale degli ultimi vent’anni), il petrolio ha cominciato un movimento al ribasso da quota 50$ al barile che si è protratto fino ad una quotazione inferiore di 40$. Questo calo è stato inoltre alimentato anche dal ritorno alla produzione di alcuni grandi paesi come Canada e Iran, che ha portato ulteriore pressione all’offerta sui prezzi del greggio: proprio a fine giugno la produzione del Canada ha subito una forte accelerazione con un aumento di circa il 25%.

Advertisement