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Fidelity International «Tanti elementi alla base di una crescita solida»

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Fidelity International «Tanti elementi alla base di una crescita solida»

Cosmo Schinaia, country head per l’Italia di Fidelity International, partecipa al Focus Cina.

Nel 2020, la Cina è stata l’unica grande economia che ha contribuito positivamente alla crescita globale. Ritenete che ciò sia ascrivibile solo alla capacità di contrastare la pandemia?

«A un anno di distanza, sicuramente la Cina è stata il Paese che sul fronte sanitario ha saputo gestire meglio di tutti il virus, contrastato già alla prima ondata, mentre l’occidente ancora combatte con la terza.

Tra i motivi alla base della sovraperformance cinese dell’anno scorso figurano l’efficacia nel contenimento del Covid, l’atteggiamento politico accomodante relativamente disciplinato, le interessanti condizioni di liquidità (a livello interno ed esterno) e le continue riforme strutturali e di mercato.

Man mano che la normalizzazione procede, stanno cambiando però i driver della crescita cinese e, se il 2020 è stato soprattutto l’anno delle esportazioni con la Cina che ha guadagnato quote del commercio mondiale a discapito di altri paesi bloccati dai lockdown, il 2021 dovrebbe essere trainato principalmente dagli investimenti e dai consumi del settore privato, supportati dal miglioramento del mercato del lavoro e dal ricorso ai depositi delle famiglie, che sono cresciuti fortemente nel 2020.

Ma al di là di un orizzonte di breve termine, i fattori che sostengono l’economia cinese nel lungo periodo sono:

– l’attuale evoluzione economica che ha reso la Cina il luogo perfetto in cui ricercare opportunità di crescita strutturale, che restano intatte;

– lo slancio riformistico e improntato alla liberalizzazione del mercato che rimane solido, come dimostrato dalle riforme delle Ipo nelle borse interne;

– il fatto che il posizionamento degli investitori globali sul Paese resta limitato, pertanto vi è ancora ampio spazio di crescita;

– la vocazione della Cina all’innovazione in ogni settore, come ribadito anche nel piano di sviluppo comunicato dal Congresso nazionale del popolo».

Pensate che la Cina si stia muovendo coerentemente verso uno sviluppo più sostenibile?

«La graduale apertura dei mercati onshore sta portando con sé una maggiore attenzione sull’importanza di una buona gestione.

La più ampia concentrazione degli investitori per la stewardship, sia attraverso il voto, sia con l’attività di engagement, sta contribuendo a costruire una solida base per gli investimenti sostenibili e a influenzare positivamente i comportamenti aziendali.

Secondo i risultati dell’edizione 2021 della nostra Analyst Survey, il 25% degli analisti che coprono la Cina riferisce una crescente enfasi in materia di Esg nella maggior parte delle aziende da loro coperte. Il cambiamento normativo in tal senso sarà fondamentale ed è già dimostrato dall’impatto reale dell’obiettivo di azzeramento delle emissioni nette della Cina entro il 2060. Per questo motivo, pensiamo che la sostenibilità sarà uno dei trend che sosterranno l’economia cinese». 

Quali sono i rischi e le opportunità del processo di urbanizzazione, crescita della classe media e invecchiamento del paese?

«Si tratta di una serie di trend strutturali che a nostro avviso non solo continueranno a sostenere la crescita economica nel lungo periodo, ma spingeranno l’innovazione in numerosi settori. Salute, benessere economico e istruzione sono strettamente collegati con l’invecchiamento della popolazione, l’espansione della classe media e una sempre più crescente domanda di beni e servizi di qualità da parte dei consumatori e sono a nostro avviso i temi chiave dell’innovazione degli stili di vita.

In particolare, l’incremento del benessere economico sta generando un cambiamento delle abitudini al consumo. Il potere di acquisto della popolazione oggi va ben oltre la soddisfazione dei bisogni primari e permette l’acquisto di prodotti e servizi di qualità superiore, avvantaggiando principalmente le imprese locali.

Questa tendenza è confermata anche nel post-pandemia, con i consumatori cinesi che sono diventati più cauti e tendono a spendere meno acquistando beni di qualità migliore. Inoltre, accanto a un aumento del potere di acquisto della classe media, è in corso un nuovo programma di urbanizzazione che porta alla nascita di megacity circondate da città satellite.

Sono le nuove megalopoli intelligenti, dove la tecnologia sostenuta dal 5G è un fattore abilitante. E se decenni di rapida urbanizzazione hanno contribuito sì a fare uscire da una condizione di povertà centinaia di milioni di persone in Cina, ma hanno anche comportato pesanti costi a carico dell’ambiente, ora tutto il Paese si sta impegnando a fondo per migliorare i processi di smaltimento dei rifiuti, creando opportunità per quelle aziende che sapranno distinguersi in questo settore».

Il valore del mercato obbligazionario cinese ha raggiunto 16 mila miliardi di dollari. Vedete opportunità su questo segmento?

«Negli ultimi anni la Cina ha progressivamente aperto i suoi mercati finanziari onshore agli investitori stranieri attraverso i programmi Qfii e Connect che facilitano il trading nei mercati nazionali del reddito. La pandemia ha accelerato i cambiamenti, altrimenti meno dinamici, del mercato obbligazionario cinese.

La partecipazione straniera è in aumento, anche se lentamente, perché il Paese è stato in grado di contenere con successo il virus emergendo come l’unica grande economia che prevede una crescita positiva del Pil su base annua. Pechino ha deciso di non tagliare i tassi d’interesse ai livelli che si sono invece registrati negli Stati Uniti e in Europa.

Il relativo contenimento esercitato dalla People’s Bank of China ha mostrato che il mercato obbligazionario cinese può funzionare normalmente, offrendo un buon modo per diversificare i rischi globali.

È dunque probabile che un maggiore numero di fondi globali aumenterà le proprie allocazioni sugli asset locali, anche alla luce dei rendimenti più elevati delle obbligazioni cinesi in un contesto di tassi bassi». 

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