Fine 2018, lieve pressione al rialzo sul segmento a lunga scadenza della curva

Prosegue l’inchiesta di Fondi&Sicav sui treasury bond Usa e sull’evoluzione dei tassi di interesse americani con Mark Burgess, Cio EMEA e responsabile azionario globale di Columbia Threadneedle Investments

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I treasury bond rappresentano da sempre un porto sicuro durante le fasi di burrasca sui mercati. Nell’attuale situazione di mercato –caratterizzata da una Fed rialzista sul versante tassi  e da una forte volatilità dei cambi- quale potrebbe essere il modo più equilibrato per assumere esposizione ai titoli di Stato Usa?

Negli Stati Uniti, il quantitative easing (Qe) ha lasciato la Fed con un portafoglio di Usd 4.500 miliardi a bilancio, un livello mantenuto da allora invariato tramite il rinnovo del debito e il reinvestimento del capitale. Pur continuando a interrogarsi sui tempi di una futura riduzione del bilancio, la Fed ha nel frattempo operato modesti rialzi dei tassi. Questo approccio “soft” è accompagnato dal lancio di numerosi segnali ai mercati, in modo da non spaventarli causando fibrillazioni come quelle avvenute durante il tapering nel 2013. Il timore di una reazione simile a quella del 2013 è precisamente la ragione per cui Janet Yellen non ha ancora cominciato ad alleggerire il bilancio federale, desiderando mantenere un cuscinetto per assorbire eventuali shock economici, dal momento che l’economia sembra rimanere fragile.

Di pari passo con ulteriori graduali rialzi dei tassi cominceremo probabilmente ad assistere a un minore reinvestimento degli asset in bilancio a partire dal 2018; maggiori dettagli saranno diffusi nel corso delle prossime riunioni del Federal Open Market Committee (Fomc). Data l’attuale configurazione del portafoglio detenuto dalla Fed, se l’istituto centrale cessasse di rinnovare tutti i debiti in scadenza si avrebbe una brusca contrazione del bilancio nel 2018, un trend che andrebbe poi appianandosi fino a esaurirsi nel 2024. Per evitare ai mercati uno shock di tale portata, è molto più probabile che la riduzione del bilancio sarà più graduale.

Quali sono le vostre previsioni sull’andamento della curva dei tassi negli Usa e quali conseguenze attendersi sui tassi a breve e a lungo termine dall’azione della Fed?

In questo scenario ci attenderemmo di vedere verso fine 2018 una modesta pressione al rialzo di 15-30 pb sul segmento a lunga scadenza della curva. Questo approccio graduale consentirebbe alla Fed di mantenere una certa flessibilità, cambiando rotta qualora la reazione dei mercati dovesse renderlo necessario.

Al momento prevediamo ulteriori graduali rialzi dei tassi, che potrebbero interrompersi se nei prossimi mesi dell’anno il Fomc comincerà a normalizzare il bilancio sulla scia di dati economici più positivi (come accennato da Dudley in una recente dichiarazione). Per ora i mercati non prendono sul serio né gli accenni di Dudley, né opzioni più drastiche, ma prima o poi lo dovranno fare. È difficile evitare che l’inizio del tapering provochi ondate di vendite. Tuttavia se l’inflazione non arriverà alle stelle, le azioni potrebbero rimanere per qualche tempo relativamente indenni.

 

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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