Fine del petrolio a basso costo?

Fine del petrolio a basso costo? La combinazione di alcuni fattori sta creando un ambiente favorevole alla risalita delle quotazioni e all’avvio di una fase rialzista

Nel 2017 in pochi avrebbero scommesso che la quotazione del barile di Brent (petrolio di riferimento per il mercato europeo) sarebbe riuscita a risalire la china fino ai 75 usd al barile durante il primo semestre dell’anno. La forza dello shale oil negli Stati Uniti, i progressi compiuti dalle case automobilistiche nel segmento delle auto elettriche e le incomprensioni in seno all’Opec, sembravano il mix ideale per pilotare l’oro nero verso una lunga fase di quotazioni basse. Nelle ultime settimane, il prezzo del greggio si è posizionato intorno ai 75 usd, in un periodo in cui i fondamentali del mercato e la curva dei futures lasciano intravedere ulteriori scalate.

Il crollo della produzione in Venezuela e Angola, una crescita mondiale robusta e una domanda che non smette di aumentare, stanno rendendo sempre più solida la struttura della backwardation del mercato petrolifero, dato che suole anticipare ulteriori rialzi delle quotazioni del barile.

La backwardation è un chiaro segnale che la domanda di breve termine di petrolio sta superando l’offerta, alimentando le aspettative per la prosecuzione del trend rialzista delle quotazioni. La struttura si sta continuamente ampliando e alla fine della settimana scorsa è arrivata ad accumulare un gap di oltre 1,3 usd tra il petrolio a consegna immediata e i futures di settembre. Nel corso di questa settimana si è verificato una leggera riduzione del gap fino a 1,15 usd.

Questa situazione obbliga a utilizzare le riserve di petrolio per far fronte al soddisfacimento del consumo di greggio. Nel caso dei paesi sviluppati, le riserve si sono già portate su livelli inferiori alla media dell’ultimo lustro. Secondo alcuni analisti, la backwardation si sta portando su livelli tali da supportare un superamento di quota 80 Usd con relativa facilità. La combinazione di inventari decrescenti, domanda in crescita di 1,5 mln di barili annui e una produzione decrescente all’interno dell’Opec, hanno creato le condizioni per dare via al nuovo trend che interessa la commodity.

La rinnovata forza dello shale oil
Lo shale oil statunitense sta battendo le aspettative di crescita e si stima che la produzione aumenti del 10% nel 2018 (1,4 mln di barili diari). I produttori Usa stanno generndto flussi di cassa alimentati dal trend rialzista dei prezzi. Fino a questo momento l’aumento della domanda ha assorbito la maggiore produzione, tuttavia, non vanno dimenticati i problemi legati all’assenza delle infrastrutture necessarie a provvedere all’invio regolare di greggio alle raffinerie localizzate in Texas e ai depositi che alimentano le petroliere destinate all’export dell’oro nero Usa.

Il crollo della produzione in Venezuela e Angola
In Venezuela, il continuo deterioramento del contesto politico-economico ha portato a un tracollo della produzione stimato in 600.000 barili giornalieri (dato che potrebbe peggiorare se il colosso statale Pdvs sarà costretto a utilizzare risorse per onorare –senza possibilità di sostituirle con nuove emissioni- le prossime obbligazioni in scadenza piuttosto che destinare tali risorse a nuovi investimenti). In Angola, la mancanza di investimenti nelle piattaforme posizionate al largo delle coste ha comportato un calo della produzione giornaliera dagli 1.7 mln di barili a 1.4 mln di barili. In entrambi i paesi, la discutibile gestione degli introiti petroliferi ha determinato pesanti ripercussioni sui conti pubblici.

Altri rischi –meno probabili- riguardano potenziali problemi nell’estrazione di greggio in Nigeria e Libia, paesi caratterizzati da un’instabilità politica interna molto alta. Secondo stime messe a punto dagli analisti di BoAML, l’eventuale concomitanza di questi scenari determinerebbe un tracollo nella produzione pari a 1.5 mln di barili giornalieri.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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