Flash Mercati

Olivier de Berranger, Direttore della gestione Diversificati e Fixed Income di La Financière de l’Echiquier

Le ultime settimane sono state caratterizzate da una spettacolare inversione di tendenza nei tassi a lungo termine all’interno dell’Eurozona. Tra il 17 aprile e il 7 maggio 2015, i tassi a 10 anni sono passati da 0,05% a 0,78% in Germania, da 0,33% a 1,10% in Francia e da 1,25% a 2,02% in Italia, impattando negativamente il mercato obbligazionario. Come analizzare questo movimento?

– Crediamo che questa correzione rifletta le attese del mercato nei confronti dell’Eurozona: il ritorno a una crescita attorno all’1,5% e la ripresa dell’inflazione a medio termine.  L’Inflation Swap Forward 5yr5yr (l’inflazione media attesa dal mercato per il periodo di 5 anni che inizierà tra 5 anni) ha toccato un massimo nell’anno all’1,8% dopo essere sceso ai minimi storici a gennaio.

Per memoria, l’essere scesi sotto il livello del 2% lo scorso anno aveva indotto la Banca Centrale Europea (BCE) ad adottare una serie di misure tra cui il programma di Quantitative Easing. Alcuni strategist parlano già oggi del rischio che la BCE possa interrompere anticipatamente il suo programma di acquisti titoli. Gli investitori credono sempre di più alla fine del periodo di deflazione: l’inflazione nell’Eurozona si è attestata allo 0% lo scorso mese al termine di quattro mesi di deflazione.

– Un’altra tendenza degna di nota: la ripresa del credito verso il settore privato nella zona euro, conseguenza diretta del QE. Le banche ricominciano a erogare credito dopo oltre due anni di deleveraging. La ripresa economica potrebbe essere così stimolata in un continente che continua ad essere finanziato all’80% dal settore bancario.

In questo contesto i tassi tedeschi sono negativi solo per le scadenza fino a 4 anni ormai (contro 9 anni nel periodo in cui avevano toccato il minimo). Come illustrato di seguito, le aspettative inflazionistiche provocano un’impennata dei tassi a lungo termine, mentre quelli a breve rimarranno bassi finché non sarà prevista una stretta creditizia nel breve termine.

– Del resto, i dati del PIL americano pubblicati nel primo trimestre sono stati molto deludenti (0,2% contro 1% previsto), riducendo così le attese relative a un rialzo dei tassi d’oltreoceano. La correlazione tra i tassi tedeschi e francesi a 10 anni e il cambio euro/dollaro da alcuni mesi ormai è quindi molto forte.