Fondenergia, un tasso di adesione del 90%

a cura di Brando Michieli

Con 45 mila iscritti, un patrimonio in gestione di oltre 2,9 miliardi di euro e un tasso di adesione del 90%, Fondenergia è senza alcun dubbio uno dei fondi pensione complementare più importanti in Italia.

Nato nel 1996 e riservato inizialmente ai lavoratori del settore energia, oggi possono aderire a Fondenergia tutti coloro che rientrano nei contratti di lavoro per i settori energia e petrolio, chimico Eni, gas e acqua e attività minerarie (Assomineraria). Il nuovo direttore generale del fondo è Danilo Di Crescenzo, nominato lo scorso febbraio, che spiega quali sono le novità in cantiere nella gestione di questa struttura previdenziale.

Quali sono le strategie di investimento che state attualmente perseguendo?

«In questi ultimi mesi abbiamo ridisegnato una nuova asset allocation per il fondo, che sarà attivata nei primi mesi del 2022. Abbiamo previsto una strategia ben delineata sia per il comparto bilanciato, sia per quello dinamico. Avere aggiornato il modello di portafoglio di questi comparti prevede il lancio di una serie di mandati dedicati attivi e passivi. La componente attiva ha l’obiettivo di valorizzare essenzialmente quelle componenti ove si è evidenziato un vantaggio, un’effettiva produzione di alfa da parte del gestore. Per gli attivi in cui non abbiamo riscontrato, oppure è stato più difficile produrre, un rendimento superiore a quello che ci si attendeva dal mercato, il nostro obiettivo è un tendenziale contenimento dei costi. Ciò si traduce nella costruzione e successiva gestione di mandati passivi, che replichino semplicemente l’indice di riferimento.  Un’altra caratteristica del nuovo disegno di allocazione che Fondenergia ha deciso di perseguire è cercare di specializzarsi il più possibile. Soprattutto per il comparto dinamico, manterremo un assetto di gestori puri, cioè separeremo i gestori che si occupano solo di investimenti obbligazionari, da quelli che gestiranno i mandati azionari.  Attualmente stiamo proseguendo con le selezioni delle Sgr per la gestione di quattro mandati per il comparto bilanciato e di due mandati per quello dinamico. Nei prossimi mesi affronteremo anche un altro aspetto: esploreremo ulteriormente il mondo degli alternativi, rispetto a quanto già attivato in precedenza». 

Nell’era post Covid-19, come è cambiata la vostra asset allocation strategica?

«Ridisegnare l’assetto dell’allocazione degli attivi è stato inevitabile con i nuovi scenari di vita dettati dalla pandemia di Coronavirus. Ne abbiamo, infatti, preso atto nella nuova asset allocation. Siamo convinti che, una volta terminata questa lunga crisi, pur tenendo in considerazione la parte di rischio, sarà, ancora una volta, la componente azionaria a dare un maggiore contributo al portafoglio in termini di rendimento, insieme alla porzione dedicata agli investimenti alternativi. Ciò ha rafforzato ancora di più la nostra convinzione che la parte obbligazionaria riuscirà a dare un contributo contenuto alla generazione di rendimento nei portafogli, in particolare quella governativa. La componente azionaria risulterà quindi vincente nel medio-lungo periodo».

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