GAM: “Preferiamo le obbligazioni Usa rispetto ai decennali europei”

Prosegue l’inchiesta di Fondi&Sicav sui treasury bond Usa e sull’evoluzione dei tassi di interesse americani. Risponde Enzo Puntillo, responsabile delle strategie obbligazionarie di GAM

GAM

I treasury bond rappresentano da sempre un porto sicuro durante le fasi di burrasca sui mercati. Nell’attuale situazione di mercato –caratterizzata da una Fed rialzista sul versante tassi  e da una forte volatilità dei cambi- quale potrebbe essere il modo più equilibrato per assumere esposizione ai titoli di Stato Usa?

A giugno l’economia globale ha continuato a espandersi anche se il momentum ha iniziato a rallentare leggermente. Come da attese, la Fed ha mantenuto il suo cammino di rialzo dei tassi comunicando ulteriori dettagli in merito alla riduzione del proprio bilancio – con un impatto lieve sui mercati fino a ora. La reazione del mercato, dal nostro punto di vista, è stata inattesa dato che il processo di normalizzazione diventa via via più evidente, soprattutto in assenza di un incremento dell’inflazione. Dopo un movimento forte durante l’anno, riteniamo che una correzione tecnica possa essere possibile in qualsiasi momento, ma ciò non dovrebbe distogliere l’attenzione dal fatto che la normalizzazione negli Stati Uniti è assolutamente in essere. I livelli dei tassi di interesse di lungo termine, a oggi, sono vicini ai tassi Fed terminali (al momento i tassi forward a cinque anni su un quinquennale statunitense sono al 2,7% circa). Inoltre, offre ancora il più alto rendimento reale tra i Paesi sviluppati. Al contrario, le fonti di preoccupazione che individuiamo riguardano le implicazioni di un possibile annuncio dell’inizio del tapering da parte della Bce, che rappresenterebbe il punto di svolta in termini di politica monetaria nel Vecchio Continente.

Quali sono le vostre previsioni sull’andamento della curva dei tassi negli Usa e quali conseguenze attendersi sui tassi a breve e a lungo termine dall’azione della Fed?

I punti di svolta si traducono di norma in rendimenti più alti, sia nominali sia reali, dato che il mercato sconta significativamente l’attesa politica monetaria. Di conseguenza riteniamo che il rischio di una sorpresa sia maggiore per la Bce piuttosto che della Fed. In particolare, visto che è chiaramente riscontrabile nei dati uno slancio economico più sostenibile in Europa.

In virtù di tutto ciò, preferiamo le obbligazioni statunitensi rispetto ai decennali europei, con una strategia di pair trading che contrappone una posizione lunga sul Treasury decennale rispetto al Bund. Ci aspettiamo che i Bund possano essere soggetti a una correzione sostanziale in un contesto caratterizzato dal mix tra solido slancio economico, riduzione del rischio politico, annuncio del tapering da parte della Banca centrale europea e, in particolar modo, valutazioni che sembrano non riflettere appieno tutti questi fattori.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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