Generali Investments: «Mercati meno convinti che il rialzo dei prezzi sarà di breve durata»

Pensate che arriveremo a vedere aspettative di inflazione sistematicamente più elevate sul lungo termine?

«Il mercato, dopo una prima fase in cui ha sposato lo scenario presentato dalle banche centrali di un’inflazione temporaneamente più alta dei target di medio-lungo periodo, adesso sembra meno convinto di questa ipotesi e consapevole che l’incremento del costo dei prezzi potrebbe assestarsi nel lungo periodo su valori superiori a quelli degli ultimi 10 anni, pur se più bassi di quelli attuali. La creazione di inflazione più elevata rispetto al passato è peraltro un obiettivo dichiarato dalle banche centrali nel tentativo di ridurre in termini reali il peso del debito pubblico, fortemente aumentato a causa delle misure prese per ridurre l’impatto economico della pandemia. Per favorire questo processo, i tassi nominali di interesse dovranno salire in maniera controllata e comunque rimanere inferiori ai tassi di inflazione. Tale fenomeno dovrebbe contribuire a mantenere una politica monetaria accomodante per favorire la crescita economica. Questo e alcuni altro fattori indipendenti dalla politica monetaria, tra cui la transizione energetica verso fonti più green, un ciclo delle materie prime al rialzo, alcuni ostacoli nelle catene produttive e una politica volta ad aumentare i salari delle fasce più povere, ci fanno supporre che l’inflazione potrebbe sorprendere al rialzo nel medio-lungo periodo e rimanere su livelli più alti di quelli attesi al momento. Questa circostanza potrebbe mettere in seria difficoltà le banche centrali, che dovranno scegliere se essere più prudenti nel rialzo dei tassi per favorire la crescita o reagire in maniera più forte con la loro politica monetaria nell’ottica di controllare il rialzo dell’inflazione. I principali istituti di emissione, americano ed europeo, sembrano al momento ancora orientati a spingere la crescita economica, favorendo il rialzo delle aspettative di inflazione».

In questo quadro che lei ha delineato, quali strategie consigliate?

«La congiuntura attuale non è la più favorevole per il mondo fixed income. Veniamo da un lungo ribasso dei tassi di interesse e da una fase di ottime performance: è possibile che alcuni livelli raggiunti nel 2020 in concomitanza con la pandemia abbiano rappresentato un minimo dei tassi di lungo periodo. Inoltre, con il Covid si è assistito a un allineamento espansivo della politica fiscale e monetaria a livello mondiale, finalizzata ad aumentare la crescita e, indirettamente, a creare inflazione. Nonostante ciò, le obbligazioni rappresentano ancora un parte notevole dei portafogli degli investitori e questo fatto non è destinato a cambiare. Probabilmente, il nuovo quadro economico richiede una diversa impostazione delle asset allocation e di adottare un atteggiamento opportunistico e flessibile. È importante diversificare per cogliere le opportunità di investimento dove il profilo rischio-rendimento è più favorevole. Ciò vuole dire diversificare geograficamente con un approccio globale, includendo anche i paesi emergenti. Se, infatti, in Europa i tassi sono molto bassi e in alcuni casi negativi, in altre aree del mondo le banche centrali stanno già alzando gli interessi e in alcuni casi, prevalentemente nel mondo emergente, in maniera aggressiva. Il tutto comporta che la componente valutaria risulterà importante per la gestione dei portafogli nel prossimo futuro. Inoltre, è opportuno diversificare attraversando tutto lo spettro del mondo obbligazionario, includendo bond societari e titoli legati al costo della vita per avere una difesa nel caso di inflazione più alta delle attese. Naturalmente consigliamo di mantenere per il momento una duration bassa per ridurre la sensibilità dei portafogli all’eventuale aumento dei tassi».

Intravede opportunità di trovare rendimento nell’asset class obbligazionaria emergente e dei paesi sviluppati?

«Al momento si sta assistendo a un’importante divaricazione nelle politiche monetarie globali. Da una parte le principali banche dei paesi sviluppati stanno ancora discutendo su come ridurre gli acquisti di asset finanziari prima di eventuali rialzi dei tassi di riferimento, dall’altra gli istituti dei paesi in via di sviluppo stanno procedendo a rialzi dei tassi, in alcuni casi anche in maniera aggressiva. Per questo motivo è importante avere una visione globale e cercare le opportunità su scala mondiale, anche se questa strategia vuole dire assumere un rischio valutario. Sui paesi sviluppati siamo generalmente negativi sulle obbligazioni governative, anche se sul breve periodo si potrebbe avere una pausa nella risalita dei tassi, visto il recente movimento. In Europa non siamo generalmente positivi sulle obbligazioni core europee a tassi negativi, mentre siamo più positivi sui paesi periferici dell’area euro. Ci aspettiamo, comunque, tassi in risalita nel lungo periodo, quindi prediligiamo un atteggiamento prudente in termini di duration. Nel mondo emergente alcuni livelli di tassi iniziano a essere interessanti e per questo siamo selettivamente esposti su questo segmento, privilegiando paesi esportatori di materie prime e con buoni fondamentali. Rispetto al passato, in cui la sola esposizione passiva a un indice obbligazionario poteva garantire rendimenti interessanti, la situazione oggi è più complessa e richiede maggiore flessibilità e una gestione attiva tra le diverse componenti del mondo obbligazionario».

I titoli governativi offrono opportunità?

«I titoli governativi dei paesi sviluppati non hanno oggi una grande attrattiva, visto il livello attuale dei rendimenti, il rialzo dell’inflazione e le politiche monetarie che dovrebbero favorire tassi in rialzo, ma questo trend può cambiare. Il tasso del decennale americano, ad esempio, in caso di ulteriore rialzo potrebbe riacquistare un certo interesse, perché difficilmente il sistema finanziario attuale potrebbe sopportare un aumento marcato dei tassi. Il debito globale, anche a causa della pandemia, è a oggi storicamente elevato e, probabilmente, una consistente crescita dei tassi finirebbe per causare problemi per i mercati finanziari. Per questo motivo, le banche centrali cercheranno di limitare il rialzo e favorire la ripresa economica. Diverso il discorso per i paesi emergenti, dove gli istituti di emissione stanno generalmente alzando i tassi per contrastare il ritorno dell’inflazione. All’interno del mondo emergente si possono trovare occasioni di investimento, sia in valuta locale, sia in dollari o euro.  Alcuni emerging market sono esportatori di materie prime e la recente crescita dei corsi ne favorisce l’andamento economico. Come detto in precedenza, sarà importante avere un atteggiamento attivo nella gestione dei fondi obbligazionari, con una forte diversificazione delle varie componenti di rischio e sovrappesando tatticamente l’una o l’altra componente a seconda della situazione economica». 

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