Germania, ulteriore frenata della produzione industriale

L'agenda macro odierna prevede i dati sulla produzione industriale di febbraio di Francia, Spagna e Grecia e le vendite al dettaglio in Italia. Dagli Stati Uniti in arrivo prezzi alla produzione. Aggiornamento sui mercati a cura di UniCredit

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L’agenda macro odierna prevede i dati sulla produzione industriale di febbraio
di Germania, Francia, Spagna e Grecia, le vendite al dettaglio in Italia, mentre
negli Stati Uniti si guarda all’uscita dei prezzi alla produzione (si tratta del dato
finale di marzo) e la revisione delle scorte all’ingrosso di febbraio.

Appena diffusi i dati sulla produzione industriale in Germania che evidenzia
una ulteriore frenata a febbraio. Il dato ha mostrato una flessione del 6,4% su
base annua contro il -4% della passata rilevazione, mancando le attese pari a –
2,3%. Su base mensile la flessione è stata dell’1,6% contro il -2% della passata
lettura (dato rivisto da -2,5%) e il +1,5% atteso dagli analisti.

In Italia, sul fronte conti pubblici, il Governo lavora a un nuovo decreto
espansivo con misure per oltre EUR 30 mld. L’entità dello scostamento, che
dovrebbe essere ufficializzata la settimana prossima, farebbe lievitare il deficit
2021 oltre 10% del Pil, contro l’attuale obiettivo di 8,8%. Nella conferenza
stampa di ieri sera duro attacco di Draghi ai cosiddetti ‘salta-fila’ della campagna
vaccinale, indiretta critica a chi ha permesso ad alcune categorie di superare gli
anziani.

A breve, una direttiva del generale Figliuolo imporrà alle Regioni il
rispetto di un rigido ordine delle priorità su base anagrafica, a partire dagli over
80. Il Presidente del Consiglio ha tenuto il punto anche sul fronte delle riaperture,
fortemente caldeggiate da Matteo Salvini, la cui tempistica dipende unicamente
dai progressi nella somministrazione dei vaccini.

Il dollaro si mantiene sulla difensiva, con la peggior performance settimanale
dall’inizio dell’anno che ricalca il rientro dei rendimenti dei Treasuries. Sofferente anche la sterlina, valuta più esposta al dossier AstraZeneca, mentre per euro e yen si prospetta un recupero di oltre 1% sul dollaro, a perimetro settimanale. Il cambio euro/dollaro è a 1,1890, dollaro/yen a 109,37 ed euro/yen 130,08.

Prezzi del petrolio poco mossi stamani, con gli investitori che valutano
l’aumento dell’offerta in relazione a quello della domanda. Il futures sul Brent
perde lo 0,20% a USD 63 il barile, al Nymex il Wti Usa +0,10% a USD 59,65.

Stamane il Bund future giugno ha aperto in calo di 2 tick a 171,87, il Btp future
cede 12 bp a 149,21. Lo spread Btp/Bund riparte stabile da 102 pts, con il
rendimento del nostro Btp decennale allo 0,68%. Il Tesoro mette oggi in asta a
disposizione degli investitori EUR 7 mld del Bot annuale aprile 2022, titolo che
ieri sera sul grey market di Mts offriva un rendimento in area -0,43%.

Apertura poco mossa per le borse europee, con i principali indici EU e Piazza
Affari prossimi alla parità nelle prime battute. Misti i titoli bancari, in rialzo
Atlantia, Nexi, CNH Industrial, Pirelli e Stellantis. Deboli invece Snam, Stm,
Generali e Terna.

Borse asiatiche contrastate stamane, con l’indice Nikkei della borsa di Tokyo
che chiude la seduta in rialzo dello 0,20%, Hong Kong -1,21%, Shanghai cede
lo 0,81%, Seoul -0,36% e Sidney piatta a -0,05%.

In Cina l’inflazione misurata dall’indice dei prezzi al consumo è salita a marzo dello 0,4% su base annua, più del +0,3% atteso dal consensus e della crescita di +0,2% di febbraio. Su base mensile il trend è stato di un calo dello 0,5%. Boom per l’inflazione misurata dall’indice dei prezzi alla produzione, balzata del 4,4% su base annua, al ritmo più veloce dal 2018, ben oltre il +3,6% atteso dagli analisti e in decisa accelerazione rispetto al +1,7% precedente. Su base mensile, il trend è stato di un rialzo dell’1,8%.

Wall Street ha chiuso positiva ieri, con l’indice Dow Jones ha guadagnato lo
0,17%, l’S&P500 ha registrato un progresso dello 0,42% aggiornando nuovi
massimi storici, il Nasdaq Composite sale del 1,03%. Sul fronte corporate, in
evidenza Facebook, Amazon, Apple, Netflix e la holding di Google Alphabet
che salgono tutti dell’1% circa. Focus su General Motors, in calo dell’1,22%
dopo che il colosso delle auto ha annunciato l’estensione delle chiusure di
diverse sue fabbriche situate in Nord America a causa della continua scarsità di
chip necessari per la produzione. Il costo delle chiusure impatterà il bilancio del
gigante di Detroit, riducendo gli utili operativi 2021 di USD 1,5-2 mld.

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