Giacomo Balla, ricostruzione futurista dell’universo

Giacomo Balla, Sorge l’idea (Bozzetto), 1920 circa

“La pittura futurista nel distruggere l’immobilità in ogni cosa è trasportata nell’impressionante caos dell’azione dinamica universale dipingendo non solo la successione dei movimenti nel loro spostamento, con analisi oggettive, ma superando immediatamente queste difficoltà è andata nella grande ricerca e nel dominio dello stato d’animo con delle nuove forme astratte ed equivalenti“ Giacomo Balla

 

Dal 12 ottobre la Galleria Bottegantica dedica una retrospettiva a Giacomo Balla, in concomitanza dei sessant’anni dalla scomparsa; la mostra Giacomo Balla, ricostruzione futurista dell’universo presenta trenta opere dell’artista.

La mostra  si apre con la sezione che propone alcuni lavori progettuali e una selezione di dipinti, realizzati tra il 1912 e il 1930, tra cui spiccano il Ritratto di Laura Marcucci a un annoSala da pranzoCompenetrazione foglie + cielo + luce, il bozzetto di Sorge l’idea, e si completa con quella dedicata alle arti applicate. Qui s’incontrano complementi di arredo, come paraventi, disegni per opere di design, come piatti, tappeti, cuscini, creati dopo la pubblicazione del Manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo del 1915.

Uno dei tanti meriti di Balla è stato quello di aver liberato e rinnovato il concetto di avanguardia, allargandolo oltre il confine dell’opera pittorica o scultorea, giungendo alla fine a creare un linguaggio radicalmente originale e innovativo. Tra i futuristi solo lui infatti è riuscito, per primo, a creare compiutamente questa saldatura pensando di espandere il concetto estetico dal quadro al vestito, all’arredamento, al design, al teatro, al cinema, all’architettura, in un’idea di “arte totale”.

Giacomo Balla, Paravento, 1916-1917, Due ante dipinte su entrambi i lati, olio su tavola, 124 x 115,5 cm
Giacomo Balla, Paravento, 1916-1917

Dopo la sua adesione al Futurismo nel 1910, Giacomo Balla attraversa un periodo di lunga e introversa sperimentazione dei nuovi stilemi e contenuti avanguardisti. Dopo alcune prove che lo vedono avvicinarsi alternatamente alla cronofotografia e alla fotodinamica di Bragaglia, nell’intento di rappresentare il movimento e il dinamismo, egli giunge finalmente nel 1913 ad una matura ed originalissima versione del Futurismo, con l’elaborazione dei cicli delle Compenetrazioni iridescenti e soprattutto delle Velocità astratte, che lo consacrano come una delle voci più autonome e originali del movimento. Successivamente, verso il 1915, l’artista sviluppa un linguaggio sempre più autonomo nell’ambito del Futurismo, abbandonando anche la pennellata scomposta (ancora di matrice divisionista) che costituiva l’ultimo legame con quel “complementarismo congenito” enunciato nel Manifesto tecnico della pittura futurista (1910), ancora presente ad esempio nelle Velocità astratte fino al ciclo di Mercurio passa davanti al sole (1914): un segno che da pennellata a tâche (come nelle opere del 1910 – inizio 1913) diviene filamentoso ed estremamente innervato, persino tagliente nell’enfasi dinamica, che tuttavia ancora costituiva un legame con le sue esperienze passate del primo decennio del secolo e con quelle inizialmente adottate anche dei suoi compagni futuristi.

Giacomo Balla, Paravento, 1916-1917
Giacomo Balla, Paravento, 1916-1917

L’adozione innovativa anche di smalti industriali, o di inchiostri lucidi acquerellati, oltre alle tecniche più classiche (olio o tempera), non solo esprime una tensione verso la modernità anche dei materiali, ma conferisce ai dipinti di quel momento una brillantezza cromatica inusitata, realizzando campiture uniformi e sintetiche di colore, forme compenetrate e taglienti di velocità. Opere di quell’anno 1915 sono anche i “complessi plastici” (purtroppo perduti), strutture pure e “antiatmosferiche”, combinazioni di elementi tridimensionali (specchi, fili, cartoni, stagnole) che sublimano il concetto di scultura polimaterica di Boccioni svincolandolo dal riferimento fisico e iconografico, svolgendo in senso puramente astrattivo e ritmico il dinamismo; così come la serie straordinaria dei dipinti “interventisti” (1915) è caratterizzata da colori puri e smaltati, da forme sinuose e geometrizzanti, senza più riscontri con forme naturali. “Astrattista futurista” si definisce infatti Balla, nel Manifesto della ricostruzione futurista dell’universo, firmato assieme a Depero all’inizio del 1915.

GIACOMO BALLA
RICOSTRUZIONE FUTURISTA DELL’UNIVERSO
Milano, Galleria Bottegantica, via A. Manzoni, 45
dal 12 ottobre al 2 dicembre 2018

ORARI da martedì alla domenica 10-13; 15-19

INGRESSO LIBERO
www.bottegantica.com

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