Giappone: Pmi Composite sale a 51,4

La Borsa di New York ha chiuso la prima seduta della settimana in deciso
rialzo. L’agenda macro di oggi, martedì 24 maggio, prevede in primo piano gli indici
Pmi manifatturiero e servizi delle principali economie. Aggiornamento sui mercati di UniCredit

 

L’agenda macro di oggi, martedì 24 maggio, prevede in primo piano gli indici
Pmi manifatturiero e servizi delle principali economie: dopo i dati del Giappone,
arriveranno quelli della zona euro, UK e USA. Per gli Stati Uniti focus anche
sull’indice manifatturiero Fed Richmond e le vendite di case nuove.

Sul versante asiatico, il Purchasing Manufacturers’ Index (Pmi) dei servizi del
Giappone, stilato da S&P Global in collaborazione con Jibun Bank, è salito in
maggio su base preliminare a 51,7 pts dai 50,7 pts della lettura finale di aprile
(49,4 pts in marzo), confermandosi per il secondo mese sopra la soglia di 50 pts
che separa espansione da contrazione. Il Pmi Composite, che combina l’indice
dei servizi con quello del manifatturiero, è invece cresciuto a 51,4 pts dai 51,1
pts precedenti (50,3 pts in marzo). Sempre in Giappone, l’indice dei prezzi core
stilato dalla Bank of Japan (BoJ) è salito dell’1,4% annuo in aprile, contro l’1,1%
di marzo (1,0% in febbraio). Settimana scorsa il ministero nipponico di Affari
Interni e Comunicazione aveva comunicato che l’indice dei prezzi core del Sol
Levante (al netto degli alimenti freschi e benchmark su cui la BoJ ha il target del
2%) era cresciuto al 2,1% annuo in aprile, dallo 0,8% di marzo (0,6% in
febbraio), nella lettura più elevata dal marzo 2015. Inoltre, secondo quanto
comunicato da Bank of Korea, l’indice della fiducia dei consumatori della Corea
del Sud è calato in maggio a 102,6 pts dai 103,8 pts di aprile (103,2 pts in
marzo). L’indice si conferma comunque per il quindicesimo mese consecutivo
sopra quota 100 pts (che separa la prevalenza di ottimisti da quella di
pessimisti) dopo una striscia negativa durata tredici mesi.

Sul fronte oceaniano, frenata per l’attività manifatturiera dell’Australia, che si
conferma comunque per il ventiquattresimo mese consecutivo sopra la soglia di
50 pts che separa espansione da contrazione. L’indice Pmi S&P Global
dell’Australia cala infatti su base preliminare in maggio a 55,3 pts dai 58,8 pts
di aprile (57,7 pts in marzo). L’indice Pmi S&P Global dei servizi dell’Australia è
calato su base preliminare in maggio a 53,0 pts dai 56,1 pts della lettura finale
di aprile (55,6 pts in marzo), confermandosi comunque per il quarto mese
consecutivo sopra la soglia di 50 pts che separa espansione da contrazione. Il
Pmi Composite è invece sceso nel mese in chiusura a 52,5 pts dai 55,9 pts
precedenti (55,1 pts in marzo).

Il cross euro/dollaro vale 1,0671 in calo di 0,23%, mentre il cambio euro/yen si
attesta su 136,23, in calo dello 0,40% e il cambio usd/jpy scambia a 127,67 in
calo di 0,16%.

Derivati sul greggio negativi stamane. Il futures sul Brent perde lo 1,26% a
USD 111,99% il barile, mentre WTI Usa scende dello 1,41% a USD 108,74.

Stamane il Bund future ha aperto a 153,25 il Btp future a 127,80. Lo spread
Btp/Bund riparte da 203 pts, con il rendimento del nostro Btp decennale al
3,028%.

Apertura negativa per le borse europee, con Piazza Affari che perde circa un
punto percentuale. Male i titoli bancari. In ribasso, anche, Saipem, Tenaris,
Pirelli, Moncle, Telecom Italia e STMicroelectronics. In rialzo, invece, solo Terna
e Leonardo.

Azionariato asiatico negativo stamane con il Nikkei 225 della borsa di Tokyo
in ribasso dello 0,94%, Hong Kong dell’1,98%, Shanghai scende del 2,23%,
Seoul dell’1,57% mentre Sidney perde lo 0,28%. Dopo un avvio d’ottava in netto
recupero per Wall Street, alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza
ha invece virato decisamente in negativo. Nonostante l’apertura di Joe Biden alla
rimozione dei dazi sull’export cinese imposti da Donald Trump, a condizionare gli
investitori sono ancora i timori per l’impennata dell’inflazione. Tema ricorrente al
World Economic Forum (in corso fino a giovedì 26 maggio a Davos) è il timore per
una recessione globale. Mentre i corsi del petrolio continuano a calare, il clima
ribassista viene confermato dalla flessione superiore all’1% dell’indice Msci AsiaPacific, Giappone escluso.

La Borsa di New York ha chiuso la prima seduta della settimana in deciso
rialzo. Il Dow Jones ha guadagnato l’1,98%, l’S&P 50 l’1,86%, mentre il Nasdaq
Composite è salito dell’1,52%. Joe Biden ha confermato la possibile rimozione
dei dazi sull’export dalla Cina. Come anticipato in precedenza da diverse fonti
interne alla sua amministrazione, il presidente Usa, impegnato nel suo viaggio
di cinque giorni in Giappone e Corea del Sud, ha teso la mano al “nemico”
cinese.

Tra i titoli in evidenza VMware +25,27%. Secondo alcune fonti, Broadcom
sarebbe in trattativa per il takover dell’azienda californiana (specializzata in
cloud computing e virtualizzazione) che è stata separata lo scorso anno da Dell
Technologies. Michael Dell è oggi il maggiore azionista di VMware con una
quota del 40% del capitale.

Jp Morgan +6,17%. La banca d’affari ha rivisto al rialzo la stima sul margine di
interesse 2022.
Forti acquisti sui giganti dell’high-tech (Apple +4,01%, Microsoft +3,20%).