La ristrutturazione delle società nipponiche passa attraverso una combinazione di fattori favorevoli al mercato. A colloquio con Louis Chua, Equity Research Analyst Asia, Julius Baer

Giappone

Il Nikkei è un indice ,olto concentrato in semiconduttori e hardware. Tale quota significativa ne amplifica i progressi, ma lo espone ai rallentamenti degli investimenti tecnologici. A questi livelli delle quotazioni, come valutate e gestite questo rischio
specifico?

Circa il 55% dei titoli che compongono l’indice Nikkei 225 sono titoli tecnologici. Di conseguenza, il Nikkei 225 presenta un’elevata correlazione con gli sviluppi nel campo dell’intelligenza artificiale (IA) e con il sentiment del mercato nei confronti dell’IA. Detto questo, rimaniamo fiduciosi riguardo al ruolo delle principali aziende giapponesi nell’accelerazione dello sviluppo globale delle infrastrutture per l’IA, che rimane solido e sostenuto da una domanda reale. Di fronte alla rapida crescita degli investimenti nelle infrastrutture dei data center da parte dei principali hyperscaler, vediamo persistenti carenze di offerta che sostengono una forte crescita dei ricavi e un elevato potere di determinazione dei prezzi in diversi segmenti chiave della filiera dell’IA, in molti dei quali sono attive aziende giapponesi, almeno fino alla fine del 2027.

Sebbene prevediamo che i titoli legati all’IA continueranno ad affrontare una volatilità nel breve termine, rimaniamo positivi sul Giappone, privilegiando un’esposizione equilibrata a tecnologia, banche e settori domestici, in un contesto caratterizzato dai rialzi dei tassi della BOJ, da utili solidi, da remunerazioni agli azionisti e dalle continue riforme societarie.

Riteniamo che lo slancio delle riforme aziendali in Giappone si stia rafforzando, sostenuto dalle iniziative in corso della Borsa di Tokyo (TSE) e da una potenziale agevolazione fiscale che consentirebbe alle aziende di differire l’imposta sulle società del 30% sui proventi derivanti dalla vendita di attività non strategiche. In combinazione con l’aumento dell’attività degli azionisti attivisti e con il livello record di riacquisti di azioni proprie e di crescita dei dividendi, queste riforme potrebbero accelerare la ristrutturazione, migliorare l’efficienza del capitale e il Return on Equity (ROE) e sostenere il mercato azionario giapponese.

 

Come valutate l’operato della BoJ in questa delicata fase di mercato?

In una decisione ampiamente attesa, la Bank of Japan (BOJ) ha aumentato il proprio tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo all’1,25%. Sebbene l’aumento dei tassi fosse in linea con le aspettative del mercato, riteniamo che la decisione presa con una maggioranza di 7 voti contro 2 e i commenti della BOJ suggeriscano che il messaggio della BOJ non appaia sufficientemente restrittivo.

Notiamo, dalla dichiarazione pubblicata dalla BOJ il 18 settembre 2026, “Change in the Guideline for Money Market Operations”, che i due membri dissenzienti erano Asada Toichiro e Sato Ayano, entrambi nominati dal governo giapponese nel febbraio di quest’anno. Ciò potrebbe indicare una persistente resistenza a tassi più elevati da parte dell’amministrazione Takaichi, anche in presenza di pressioni politiche da parte degli Stati Uniti affinché il Giappone adotti una politica monetaria più restrittiva.

Attualmente, rileviamo che la valutazione di settembre conferma in larga misura la valutazione di base dell’economia formulata dalla BOJ a luglio, in particolare per quanto riguarda l’inflazione CPI sottostante. A nostro avviso, i rischi al rialzo per l’inflazione derivanti dagli elevati prezzi del petrolio e dagli effetti di secondo impatto legati al trasferimento da parte delle aziende dei maggiori costi sui prezzi sono elementi chiave da monitorare, e questi sarebbero sostenuti dal miglioramento della dinamica degli aumenti dei salari reali quest’anno.

Guardando al futuro, prevediamo altri tre rialzi dei tassi da parte della BOJ, fino a raggiungere un tasso terminale del 2,00% a luglio 2027.

Considerando la nostra aspettativa di un ritmo di restrizione della politica monetaria più rapido rispetto a quello previsto dal mercato, riteniamo che le banche giapponesi presentino un interessante rapporto rischio-rendimento nel comparto azionario, poiché tassi più elevati non sono ancora pienamente incorporati nei prezzi. Preferiamo le principali banche giapponesi rispetto alle banche regionali più piccole, che sono esposte sia a tassi più elevati sia a una maggiore crescita dei prestiti.

Pur riconoscendo che potrebbero esserci alcune preoccupazioni riguardo all’impatto di uno yen più forte sui titoli azionari giapponesi, riteniamo che un yen più forte non sia necessariamente un fattore ribassista per i titoli azionari, dato che oggi gli utili delle società giapponesi sono meno sensibili alle fluttuazioni valutarie. Riteniamo che ciò sia il risultato di cambiamenti strutturali avvenuti nel tempo nei settori giapponesi, tra cui il crescente trasferimento della produzione all’estero da parte delle aziende giapponesi, il calo del tasso di rimpatrio degli utili societari realizzati all’estero e i vantaggi competitivi dei principali esportatori giapponesi, sempre più determinati dai fondamentali sottostanti delle attività piuttosto che dai differenziali valutari. In ogni caso, sottolineiamo che, sulla base dei risultati del primo trimestre dell’esercizio fiscale che termina a marzo 2027 (Q1 FY3/2027), il cambio medio USD/JPY di 153 ipotizzato dalle aziende rimane prudente e al di sotto dei livelli spot attuali.