a cura di Mark William Lowe

Raramente oggetto di interesse da parte dei media occidentali, il Regno hashemita di Giordania è finito sotto i riflettori internazionali nel giugno 2023, quando il principe ereditario Al Hussein, figlio maggiore del re Abdullah II e della regina Rania Al Abdulla, ha sposato Rajwa Al Seif, figlia di una delle famiglie più ricche e importanti dell’Arabia Saudita.

Il matrimonio rinsalda i forti legami storici tra i due regni, una relazione caratterizzata dall’impegno dietro le quinte di entrambe le nazioni per rafforzare la stabilità e la sicurezza in Medio Oriente. 

Nel maggio 2023, l’Arabia Saudita ha ripristinato le relazioni diplomatiche con la Siria dopo oltre un decennio, quando Riyadh aveva ritirato i suoi rappresentanti durante la guerra civile siriana. A livello internazionale, questa decisione è stata percepita come l’inizio di uno sforzo regionale concertato per riavvicinare e normalizzare il regime siriano in Medio Oriente.

Tuttavia, pochi analisti e giornalisti hanno sottolineato che, prima della decisione dei sauditi di riaprire le relazioni diplomatiche con Damasco,  Amman era già al lavoro dietro le quinte. Sotto la supervisione di re Abdullah II, i diplomatici e i funzionari giordani avevano redatto una serie di libri bianchi incentrati sui mezzi per normalizzare le relazioni con Damasco e tornare a riconoscere il presidente siriano Bashar al-Assad come leader regionale. La visione e il principio guida di Amman era che l’unica strada per ottenere concessioni significative da parte di Assad fosse l’attività diplomatica; solo riallacciando i rapporti con il regime si sarebbe potuta riportare la Siria su un sentiero che avrebbe prodotto stabilità e ripresa.

I libri bianchi segreti sono stati distribuiti a livello regionale, nonché a Mosca e Washington. Mentre la prima è stata finora in silenzio, la seconda non ne è rimasta troppo impressionata. Amman è da tempo un alleato stabile e affidabile per Washington, un bene prezioso in una regione così instabile, tuttavia diplomatici e funzionari americani hanno lanciato un coro di avvertimenti sul fatto che un nuovo impegno con Assad si sarebbe ritorto contro di loro. Le potenze mediorientali hanno deciso di ignorare questi avvertimenti e di procedere con il ripristino dei legami diplomatici e politici; i risultati non sono stati affatto positivi, ma il fatto che gli Stati Uniti abbiano scelto di non essere coinvolti e di lasciare che il loro alleato silenzioso guidasse gli sviluppi da dietro le quinte è indicativo della considerazione che Washington ha di Amman.

CRESCITA ECONOMICA

Secondo le ultime statistiche dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (formalmente nota come Unhcr), a metà luglio 2023, l’89% dei 739.557 rifugiati e richiedenti asilo registrati in Giordania era costituito da siriani.

Nonostante la lunga storia e l’esperienza della Giordania nell’ospitare persone in fuga dai propri paesi, 659.030 individui che temono di dovere tornare in Siria, mettono a dura prova le finanze e la stabilità del paese che li ospita. Il fatto non è sfuggito a diversi commentatori che hanno suggerito che l’obiettivo della Giordania di aiutare Assad a ricostruire la Siria è tutt’altro che altruistico.

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