Gli Usa alla prova del nuovo scenario

A cura di Rocki Gialanella

Dall’inizio del 2015, due fattori stanno trasformando il contesto economico degli Stati Uniti: i bassi prezzi del petrolio e la forza del dollaro.

In entrambi i casi, l’impatto ingloba una serie di pro e contro individuabili nei settori di attività e aree geografiche del paese. Una delle preoccupazioni che alimentano il dibattito negli Usa è se la rivalutazione dell’Usd potrebbe innescare una certa volatilità sui mercati finanziari e giocare a detrimento della crescita interna.

I ministri dell’economia e delle Finanze del G20 hanno riconosciuto la settimana scorsa da Istanbul che l’assenza di sincronizzazione tra le politiche monetarie dei singoli paesi potrebbe fomentare un contagio negativo. In tal senso, una delle maggiori preoccupazioni è che la forza del biglietto verde sfoci nell’adozione di politiche monetarie restrittive, proprio in un periodo in cui moli paesi ed aree beneficiano di condizioni creditizie molto accomodanti.

Gli ultimi mesi hanno registrato un deciso incremento delle importazioni e un moderato aumento delle esportazioni. Se questo trend troverà conferma nei prossimi trimestri, l’impatto negativo sulla variazione annua del Pil potrebbe arrivare allo 0,5%.

Allo stesso tempo, le multinazionali con la più elevata esposizione internazionale – come Procter & Gamble, Johnson & Johnson, IBM e Google- hanno evidenziato che il rafforzamento del dollaro sta cominciando ad esercitare una pressione significativa sui propri bilanci. E le aspettative sul versante dei cambi non sono per nulla rosee: importanti banche d’affari hanno confermato che si aspettano un ulteriore svalutazione del 20% di euro e yen rispetto alla divisa Usa.

Nonostante ciò, le aziende statunitensi sono meno vulnerabili al rialzo dell’Usd rispetto a quanto non lo siano le multinazionali. Un dollaro forte può indebolire le esportazioni ma si traduce anche in petrolio più conveniente, prodotti stranieri meno costosi e inflazione sotto controllo. Di conseguenza, pur essendo un fattore negativo per le multinazionali, la rivalutazione dell’Usd può essere assorbita dal sistema Usa.

In ogni caso, l’economia statunitense è ancora in attesa di godere a pieno del boom del mercato del lavoro e del sensibile calo delle quotazioni petrolifere (che dovrebbe tradursi in un risparmio di 1.600 Usd annui per i consumatori statunitensi). Il calo dello 0,8% registrato dal Dipartimento per il Commercio Usa a dicembre conferma che la trasmissione sui consumi non si è ancora avviata.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.