Gli Usa muovono i mercati

Alta volatilita’ caratterizzata da acquisti di dollaro americano venerdì pomeriggio, in seguito alla pubblicazione dei dati sui Non Farm Payrolls e sul tasso di disoccupazione americano. Fxcm

E’ più di un anno che l’America procede alla creazione di nuovi posti di lavoro a ritmi minimi di 200.000 nuove buste paga al mese e ci stiamo pian piano dirigendo verso il livello di piena occupazione voluto dalla Yellen, un livello non ancora raggiunto ma che potrebbe essere un obiettivo verosimile nel momento in cui la ripresa dovesse continuare su queste corde. La reazione del mercato non si è lasciata attendere, con i prezzi che sono tornati a muoversi in maniera coordinata, confermandoci come il dollarocentrismo continui a rimanere uno scenario da seguire a livello di analisi ed operativo nel momento in cui vengono rilasciati dati sul fronte americano. Un dollarocentrismo che, come accennato, ha fatto si che si realizzassero delle importanti salite del biglietto verde contro tutto (materie prime incluse) con una sorpresa sul lato listini americani (che operativamente non ci ha interessati in quanto, come avreste dovuto vedere anche all’interno della Trading Room nel momento in cui seguivamo la release dei dati, si ipotizzavano degli ingressi long soltanto al superamento dei massimi relativi di breve che si distribuivano tra il 4 ed il 5 marzo).

La nostra posizione di medio periodo sulle borse è stata improntata fino ad ora verso nuovi rialzi ed a nuovi massimi e, allo stato dell’arte attuale, continuiamo a credere che non sussistano delle condizioni strutturali valide che potrebbero portare a discese definitive dei prezzi. Non possiamo però non ragionare sul fatto che, di fronte a buoni dati (ottimi diremmo) i listini, dopo dei primi tentativi di salita, abbiano stornato in maniera importante, in seguito a vendite ascrivibili a prese di profitto, da parte di investitori che, in qualche modo, hanno ragionato sul futuro economico dell’America, portando alla realizzazione di un movimento basato su aspettative che tornano a crearsi ed a muoversi in maniera asimmetrica tra di loro. Di che aspettative stiamo parlando?

Di quelle sulle tempistiche del rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, una mossa sulla quale si è molto ragionato soprattutto dopo le parole delle Yellen di fronte al Congresso, dove non si è più utilizzato il termine “paziente” quando si è parlato dell’atteggiamento dell’istituto centrale di fronte al tema di normalizzazione della politica monetaria. La chairwoman (passateci questa costruzione) ha infatti lasciato intendere che se le cose dovessero andare bene si rialzeranno i tassi, ma ciò è un qualcosa che verosimilmente non si realizzerà in “a couple of meetings”. Nel momento in cui i rialzi di tassi infatti dovessero concretizzarsi, potrebbe essere possibile assistere a ribilanciamenti di portafogli istituzionali e privati, con storni importanti a livello di listini che si troverebbero privati di parte della liquidità che fino ad ora a sostenuto i corsi azionari, scenari dai quali, coloro che sono strutturalmente lunghi di borse, devono difendersi andando a prendere profitto prima che sia troppo tardi. Bene, i movimenti di venerdì lasciano ipotizzare delle creazioni di aspettative (da parte di una minoranza degli investitori) che vedono la concreta possibilità che i tassi vengano rialzati prima di giugno, uno scenario a nostro parere non principale. Crediamo infatti che la Fed abbia timore di accelerare un processo nuovo anche per loro, degli errori potrebbero essere pagati cari.