Grecia/Cina: rischi limitati. Sovrappesare le azioni

Modifiche all’asset allocation: alziamo gli asset rischiosi a overweight, abbassiamo la liquidita’. A seguito dell’Eurosummit del 12-13 luglio si profila un terzo piano di salvataggio per la Grecia, con una decisa riduzione del rischio Grexit. L’analisi del team di Axa IM

Alziamo quindi l’allocazione in azioni dell’Area Euro a sovrappeso. La correzione del mercato azionario cinese (che potrebbe avere strascichi, quindi consigliamo di mantenere una posizione sottopesata sulle Ashares) dovrebbe avere un impatto limitato sulla domanda domestica poiché i consumatori hanno investito solo il 3% del loro patrimonio in azioni. Non possiamo escludere qualche ripercussione sugli altri mercati asiatici. Riduciamo a neutrale la nostra posizione nei mercati emergenti in Asia. &#61550″; Per il mercato obbligazionario confermiamo la nostra view negativa sui Treasury US visto il probabile avvicinarsi del primo rialzo dei tassi da parte della Fed. Le prospettive restano positive per Bund e spread sovrani periferici. Ci aspettiamo un miglioramento dello scenario economico globale con un’accelerazione della crescita in Europa e Stati Uniti.  L’indebolimento della domanda cinese potrebbe essere il motivo dell’attuale dicotomia tra le economie dei mercati sviluppati ed emergenti. Nonostante vi siano alcuni segnali che la crescita in Cina abbia raggiunto i livelli minimi e sia in ripresa, lo scenario economico nel Paese resta incerto dopo la correzione del mercato azionario; il contesto appare debole per i mercati emergenti in generale.

Dopo l’Eurosummit del 13 luglio, i rischi collegati alla Grecia si sono molto ridotti. L’attenzione degli investitori probabilmente si sposterà sulla decisione della Fed di alzare i tassi. L’economia dell’Eurozona non è scossa dall’effetto Grecia La crisi in Grecia ha monopolizzato l’attenzione degli investitori, facendo passare in secondo piano l’economia reale. È un fenomeno evidente nell’Area Euro dove i mercati azionari sono scesi di oltre il 10% rispetto ai massimi del 2015, nonostante il flusso continuo di notizie positive che confermano la ripresa economica. Dopo una robusta espansione nei primi tre mesi dell’anno, la crescita dell’Area Euro ha accelerato ancora nel secondo trimestre toccando un tasso annualizzato intorno al 2%. A trainare la crescita sono stati in particolare i consumi privati, favoriti dal calo dei prezzi dell’energia e da una crescita più rapida del credito. L’Italia mostra segnali incoraggianti di ripresa economica, i sondaggi sulla fiducia delle imprese e dei consumatori indicano un miglioramento sostenuto . L’allentamento delle condizioni finanziarie, abbinato alle riforme strutturali degli anni precedenti, inizia a produrre i primi frutti.

Finora la situazione in Grecia non ha prodotto un impatto evidente sull’economia reale degli altri paesi dell’Eurozona. Solamente un’uscita improvvisa e caotica della Grecia dall’euro potrebbe scuotere i mercati globali, con conseguenze profondamente negative sull’economia reale. La probabilità di questo scenario però è stata in ridimensionata dopo l’Eurosummit.

Stati Uniti: la crescita in ripresa spiana la strada per il rialzo dei tassi di interesse Sull’altra sponda dell’Atlantico, l’economia americana sembra aver ripreso a crescere dopo la debolezza di inizio anno. La crescita nel primo trimestre è stata rivista al rialzo al -0,2% (annualizzato) grazie all’aumento dei consumi. Gli ultimi dati indicano un rimbalzo dell’economia verso una crescita annualizzata del 3%: sono infatti svaniti i fattori transitori che avevano provocato la contrazione del primo trimestre. I consumi continuano a crescere in misura sostenuta, anche grazie alla flessione dei prezzi dell’energia e al miglioramento del mercato del lavoro. La forte ripresa della fiducia dei consumatori lascia presagire che è probabile che le famiglie nei prossimi trimestri spenderanno il reddito supplementare generato dai risparmi sul costo dell’energia. Tuttavia, le previsioni per il settore manifatturiero restano sotto tono. Secondo i dati ufficiali, la produzione risulta stagnante nel primo semestre del 2015. L’indice Chicago PMI è intorno ai livelli minimi dall’inizio della crisi finanziaria globale e il nostro indice surprise gap è sceso (pur restando in territorio espansivo).

Questo andamento probabilmente riflette la crisi manifatturiera globale e la debolezza degli indici PMI nel Regno Unito, in Cina e nella maggior parte dei mercati emergenti, oltre alle difficoltà provocate dalla forza del dollaro americano. Non crediamo che questo percorso di crescita accidentato basterà a ritardare il rialzo dei tassi da parte della banca centrale americana, ma probabilmente la porterà ad agire con prudenza quando si tratterà di scegliere il ritmo del processo di normalizzazione. Crediamo che un forte rimbalzo della crescita nel secondo trimestre, oltre il 2,5%, spingerà la Federal Reserve a innalzare i tassi a settembre. Forse lo annuncerà il presidente Yellen in occasione del discorso semestrale al Congresso di metà luglio. I rischi a livello locale in vista dell’incontro di settembre sembrano sotto controllo, ma l’incognita sono i rischi internazionali. Una forte turbolenza sui mercati, alimentata dalla volatilità in particolare in Cina e nei paesi limitrofi, potrebbe convincere la banca centrale americana a posticipare il rialzo al quarto trimestre. La Federal Reserve, così come tutti gli altri, terrà gli occhi ben aperti sulla crisi greca nelle prossime settimane. In ogni caso, prevediamo che il ritmo della stretta monetaria sarà graduale dopo il primo rialzo ed esamineremo attentamente le scelte che potrebbero provocare forti reazioni sui mercati obbligazionari.