Guerra delle divise, a che punto siamo?

A cura di Rocki Gialanella

La rivalutazione delle divise del Regno Unito e degli Stati Uniti è stata intensa e potrebbe continuare in scia alle attese per l’arrivo di ritocchi al rialzo dei tassi d’interesse. Tuttavia, la divisa elvetica e’ ancora la più forte del 2015

La sterlina e il dollaro Usa stanno cercando di primeggiare nella corsa alla rivalutazione, tuttavia, almeno in questo primo semestre del 2015, è il franco svizzero a guidare la classifica in termini di rivalutazione, sostenuto dalla decisione a sorpresa della Banca Centrale Svizzera che, a gennaio ha liberato la sua divisa dall’ancoraggio a quota 1,20 mantenuto nel cross con l’euro dal lontano settembre 2011.

La divisa elvetica ha guadagnato terreno contro tutte le altre. I suoi progressi oscillano tra il 2,7% versus sterlina, il 2,8% contro dollaro Usa e il 21% nel cross con il dollaro neozelandese. E contro l’euro? Nel cambio con la divisa unica la rivalutazione ha raggiunto il 13,3%, fino a quota 0,942 euro.

Contro ogni pronostico, la banca centrale elvetica ha deciso di sganciare il franco dal cambio fissato a 1,20 contro l’euro. La decisione è stata presa per ridare maggiore indipendenza alla Banca centrale svizzera, fino ad allora obbligata a seguire da vicino i passi della banca Centrale Europea, e per evitare di continuare a supportare la propria economia con un tasso di cambio artificiale.

L’entità presieduta da Thomas Jordan ha cercato di mitigare gli effetti di questa decisione mediante l’adozione di tassi d’interesse negativi (attualmente si muovono all’interno del range -0,25%/ -1,25%), ma il pedaggio da pagare per mantenere in vita questa misura è davvero elevato.

Da un lato, un franco più forte ha fatto lievitare le pressioni deflazioniste, con cali dei prezzi al consumo, registrati negli ultimi tre mesi, prossimi all’1,5% su base annua. Per altro verso, la misura ha provocato una frenata delle esportazioni, tanto che il Pil svizzero ha subito una contrazione dello 0,2% nel primo trimestre del 2015, registrando la prima variazione negativa dal terzo trimestre del 2011, periodo in cui la BNS optò per l’introduzione dell’ancoraggio a 1,20 contro l’euro per evitare che il continuo rafforzamento della valuta continuasse a danneggiare l’economia.

Nel caso della sterlina e edell’Usd, il trend ascendente deriva dalle intenzioni delle rispettive banche centrali di alzare i tassi d’interesse nel corso del 2015. In quanto all’euro, l’avvio del programma di espansione quantitativa (QE) a gennaio, con cui la Bce si è impegnata a inondare di liquidità il sistema euro fino a settembre del 2016, rappresenta il principale catalizzatore della debolezza registrata durante il 2015 non soltanto versus franco svizzero, ma anche contro la sterlina e il dollaro Usa.

Se spostiamo l’attenzione sulle divise più deboli del 2015, notiamo come il denominatore comune sia l’esposizione delle economie dei paesi che le utilizzano alle materie prime e all’evoluzione dell’economia cinese. In numerosi casi, le banche centrali di questi paesi, nel tentativo di supportare il ritorno alla crescita economica, stanno adottando riduzioni dei tassi d’interesse che comportano inevitabili perdite di appeal delle rispettive monete. Questo è lo scenario alla base della svalutazione del dollaro canadese, neozelandese e australiano, tutte e tre nel gruppo delle divise più deboli del 2015.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.