Ha senso sottoscrivere bond a tassi negativi?

A cura di Rocki Gialanella

Cinque ragioni che supportano l’acquisto di titoli di stato a tassi prossimi allo zero o negativi

Sono due parole che non siamo abituati a pronunciare: tassi negativi: Un nuovo concetto creato dall’avvio del quantitative easing della Bce, dalla continua decelerazione dell’inflazione e dalla presenza di tassi d’interesse ufficiali ancorati allo zero. Uno scenario in cui chi presta denaro non solo non riceva nulla in cambio ma sia addirittura costretto a rimetterci parte dei suoi soldi per poter sottoscrivere un titolo di debito, è completamente fuori dagli schemi ai quali siamo stati abituati negli ultimi decenni. Le aspettative e la forza del Qe hanno spinto in territorio negativo i rendimenti di alcuni titoli a breve scadenza emessi da paesi dell’eurozona considerati non proprio affidabilissimi (Spagna e Italia).

A questo punto la domanda è d’uopo: perché investire in questi titoli? Proviamo a formulare una risposta basandoci su cinque punti. Il primo punto si basa sulla differenza tra il tasso nominale offerto dai distinti assets (cioè il tasso d’interesse indicato sul prospetto informativo relativo, per esempio, ad un’obbligazione bancaria o a un titolo di stato) e il tasso reale (quello che resta una volta tolta l’inflazione). In presenza di un tasso d’inflazione prossimo allo zero o negativo, l’investitore sarà più propenso ad acquistare bond che offrono rendimenti nominali leggermente negativi.

Se il sottoscrittore crede che l’inflazione sia destinata a scendere ancora, maturerà prospettive di rendimenti reali ancora positivi. Per esempio, se sottoscrivesse un titolo con un rendimento negativo dello 0,5% e il tasso d’inflazione si posizionasse allo 0,7%, guadagnerebbe in termini reali lo 0,2%. In altre parole, i tassi negativi hanno senso quanto peggiori siano le aspettative relative all’evoluzione dell’inflazione. L’investitore che oggi decida di sottoscrivere titoli di debito con tassi negativi contempla uno scenario prolungato di deflazione.

Il costo opportunità è un altro degli aspetti che può spingere un investitore verso assets a rendimento negativo. Investire in titoli di stato a brevissimo termine ingloba una notevole capacità di manovra dinanzi a potenziali cambiamenti di scenario in futuro. Numerosi risparmiatori preferiscono adottare un atteggiamento attendista, restando investiti in titoli a breve scadenza, per poter prendere decisioni d’investimento a più lungo termine, che potrebbero attualmente rivelarsi penalizzanti in presenza di questo livello di tassi.

Terzo fattore: la sicurezza data da un sovereign bond non ha perso il suo fascino agli occhi degli investitori più prudenti. La probabilità di default di un paese è più remota rispetto a quella di un’azienda. Uno scenario permeato da incertezza o condizioni avverse spinge i risparmiatori a preferire i titoli di stato rispetto ai corporate bond.

Quarto fattore: la divisa. Se il sottoscrittore crede che la divisa in cui è denominato il titolo che intende immettere in portafoglio sia destinata ad una rivalutazione, magari sarà propenso anche ad acquistare un titolo dal tasso negativo. Trattasi di una strategia valida per le divise ‘rifugio’ nei momenti di maggiore incertezza o durante le fasi più turbolente.

Quinto fattore: la speculazione. Questa non manca mai sui mercati e segue da vicino le scelte di politica monetaria, fiscale o di altro tipo. Il Qe della Bce, per esempio, ha alimentato le aspettative di ulteriore rivalutazione di tutti quei titoli che saranno acquistati dalla Bce e che presentano rendimenti non inferiori a -0,20%. In altre parole, gli speculatori fiutano l’occasione perché sanno che ci sono mani disposte a raccogliere i titoli sul mercato anche a tassi negativi.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.