Henderson: “In questo nuovo mondo gli investitori devono cavarsela da soli”

Chris Forgan, fund manager, Henderson Multi-Asset Team, risponde alle domande di Fondi&Sicav sulle obbligazioni high yield americane

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L’inflazione Usa mostra segni di ripresa e il rendimento nominale dei Treasury non offre protezione agli investitori. Molti indicano gli HY bond come possibile soluzione al problema di ottenere rendimenti obbligazionari tali da far fronte all’incedere dell’inflazione. Pensate che il segmento sarà in grado di offrire rendimenti reali interessanti?

Crediamo che il fenomeno della reflazione sia giunto contestualmente al prolungarsi della ripresa economica. Ci aspettiamo che le politiche fiscali definiscano la struttura di un nuovo regime, dal momento che le Banche centrali hanno fatto un passo indietro rispetto alle misure di stimolo adottate in precedenza.  In questo contesto, è probabile che la performance degli asset cambi, anche perché gli investitori andranno a riconsiderare il valore dei loro investimenti. In generale, pensiamo che questo scenario sia di sostegno all’equity – anche se crediamo che i rendimenti potrebbero risultare più bassi rispetto agli anni precedenti. Viste le incognite politiche, la nostra strategia tattica consiste nel rimanere cauti, ma pronti a cogliere le opportunità. Questo approccio ci ha spinto verso un commercio reflazionistico, verso materie prime e strumenti con un value invariato, ma nel contempo abbiamo ottenuto profitti su asset che dal nostro punto di vista hanno performato bene, come le obbligazioni high yield.

Che cosa possono aspettarsi gli investitori dal mercato high yield Usa nei prossimi mesi? Quali sono a vostro avviso i rischi maggiori e su quali duration ritenete opportuno focalizzarvi in vista delle prossime decisioni della Fed e della Trumpnomics?

In questo nuovo mondo – dove i provvedimenti politici vengono annunciati tramite tweets e dove singole personalità sono in grado di smuovere i mercati – gli investitori devono cavarsela da soli. Gli asset non hanno performato secondo le aspettative: si pensava che una presidenza Trump avrebbe innescato un lungo sell-off di azioni statunitensi, mentre l’S&P 500 ha continuato a guadagnare terreno, sostenuto da “trade reflazionistici”. Gli investitori stanno prezzando la cosiddetta Trumpflation poiché credono che la nuova amministrazione terrà fede agli impegni presi. Se da un lato questi interventi potrebbero rivelarsi positivi sia in termini di crescita sia di inflazione, dall’altro, ci preoccupa la possibilità che il mercato stia minimizzando il rischio di potenziali esiti negativi della presidenza di Trump: tra questi, la maggiore probabilità di una guerra commerciale (Cina, Messico, Germania) e un aumento delle tensioni geopolitiche (Cina, Iran, Russia). Mentre gli sviluppi politici trovano molto spazio sui media, la politica monetaria sta attirando relativamente meno attenzione. Dietro al fragore provocato da Brexit e Trump, le Banche centrali dei mercati sviluppati stanno ponderando una riduzione degli stimoli. La loro ricetta di tassi di interesse negativi e di acquisti più consistenti di titoli sembra essere destinata a volgere al termine. La Fed ha già intrapreso la via dei rialzi dei tassi di interesse, anticipando tre possibili strette monetarie nel 2017. Gli investitori non devono sottovalutare il significato di questo cambiamento di strategia: potrebbero esserci conseguenze per quei mercati che hanno beneficiato eccessivamente del quantitative easing.

Con la riduzione degli stimoli monetari, si prevede un sostegno sul fronte fiscale, non solo negli Stati Uniti ma anche in altre tra le principali economie. La spinta ad agire sta aumentando in Giappone, mentre il tema dell’espansione fiscale sta diventando un argomento chiave di dibattito in Europa, ora che questi Paesi stanno progressivamente abbandonando le politiche di austerity. Ciò avvalora la nostra tesi, in base alla quale prevediamo un aumento della crescita economica, una maggiore inflazione e ulteriori rialzi dei tassi. Il tutto avrà un forte impatto sui mercati obbligazionari, dopo l’aumento dei prezzi dei titoli a 30 anni.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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