Adam Darling, investment manager di Jupiter Global High Yield Bond

A colloquio con Adam Darling, investment manager di Jupiter Global High Yield Bond.

Qual è il vostro approccio in un’asset class complessa e variegata come quella degli high yield?

«A partire dalla Grande crisi finanziaria, tutti gli investitori hanno imparato a comprendere l’importanza della politica monetaria portata avanti dalle banche centrali. Questo concetto si è dimostrato particolarmente vero in un anno come il 2022, caratterizzato da un bear market intenso sull’obbligazionario. Nonostante ciò, però, gli high yield costituiscono un’asset class con migliaia e migliaia di emissioni, che obbediscono a fondamentali specifici per ogni emittente, in quanto operano in settori diversi e con modelli di business alquanto variegati. Si tratta di un tipo di attività intermedio fra l’azionario e i government bond, nel quale influiscono, sia i cicli macroeconomici e dei tassi di interesse, sia le caratteristiche idiosincratiche di ciascuna azienda. All’interno di un universo così vasto, noi ci concentriamo su 100-150 posizioni, scegliendole fra società solide e in grado di fare meglio dei concorrenti sul lungo periodo e di sopportare senza eccessivi danni le recessioni. In questa maniera, riusciamo a generare un buon livello di alfa lungo il ciclo economico».

Dopo un anno difficilissimo e con la prospettiva di una recessione globale alle porte, qual è la vostra view?

«I periodi di contrazione economica sono alquanto sgradevoli da gestire, ma possono costituire anche un’occasione unica per potersi posizionare a buoni prezzi su aziende solide. Per quanto riguarda il nostro portafoglio, noi abbiamo affrontato il 2022 già con un sottopeso sul rischio creditizio e una posizione sottopesata (rispetto al mercato high yield) sul rischio di tasso d’interesse. Era infatti chiaro che l’inflazione stava diventando un problema e che il complesso degli high yield, oltre che del credito in generale, a fronte di questo scenario era caratterizzato dai rendimenti più bassi e dagli spread più sottili in assoluto a livello storico. Dopo i cali dell’ultimo anno, siamo di fronte, invece, a un quadro decisamente diverso: basti pensare che il credito sotto l’investment grade è caratterizzato oggi da un yield-to-worst intorno al 10%. A livello storico quasi sempre ciò porta nei 12 mesi successivi a rendimenti positivi per l’asset class e nel 60% dei casi a un livello superiore alla doppia cifra».  

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