I bond russi sono ‘junk’

A cura di Rocki Gialanella

Alla fine di gennaio Standard and Poor’s aveva portato il rating del debito russo a livello junk. La settimana scorsa Moody’s ha optato per la stessa valutazione

Moody’s ha fatto scivolare l’affidabilità creditizia russa a ‘Ba1’, il primo gradino del segmento spazzatura, con outlook negativo. La decisione di Moody’s si somma a quella arrivata a gennaio da Standard and Poor’s. Nonostante la bocciatura arrivata dalle due agenzie di rating, la Borsa di Mosca e il rublo hanno continuato a recuperare terreno. Tuttavia, questo non vuol dire che non ci siano motivi sufficienti per muoversi con cautela. A questo punto, i veicoli di investimento legati a scelte di asset allocation votate alla prudenza non potranno fare altro che vendere o non acquistare titoli di stato russi.

La maggior parte dei motivi alla base della revisione negativa sono conosciuti alla platea degli investitori: la crisi in Ucraina, la caduta delle quotazioni del petrolio e il collasso del rublo, fattori che costituiscono una seria minaccia per l’economia del paese -colpita duramente dalla sanzioni europee e nordamericane- e per il suo settore finanziario. Gli analisti di Moody’s si sono detti particolarmente preoccupati dal rischio che le tensioni in Ucraina si traducano in provvedimenti in grado di mettere in discussione la restituzione del debito. L’agenzia crede, tuttavia, che questo rischio sia ancora molto basso.

Fino a questo momento, la decisione delle agenzie non sembra aver inciso negativamente sulle azioni e sulla divisa russa. L’indice MSCI Russia è cresciuto del 23,4% a gennaio. Le quotazioni dei bond russi denominati in dollari statunitensi con scadenza 2030 hanno recuperato il 6%. Meno forte è stato il recupero del rublo: 0,66% rispetto all’Usd. A dispetto di questi dati, le ipotesi sull’evoluzione degli asset russi non dovrebbero mai prescindere dai prezzi del petrolio e dai rischi geopolitici. Il recupero delle obbligazioni e delle azioni russe ha infatti seguito da vicino il rialzo del petrolio iniziato alla fine di gennaio. La restante parte del recupero si è materializzata dopo l’accordo con il Governo ucraino annunciato il 12 febbraio.

In altre parole, gli investitori non stanno scommettendo sull’economia russa che, stando ai dati ufficiali, mostra segnali di forte recessione, complicata da un’elevata inflazione. E’ molto probabile che gli operatori stiano guardando con attenzione all’evoluzione del petrolio nell’ambito delle relazioni tra Russia e Occidente. E nessuno di questi indizi mostra una tendenza alla stabilità. Alcuni operatori temono che, nel breve termine, si possa assistere a nuovi cali delle quotazioni petrolifere. Per altro verso, il segretario di Stato Usa, John Kerry, ha annunciato sabato scorso che gli Stati Uniti e l’Europa potrebbero imporre nuove sanzioni alla Russia. Questo contesto giustifica i timori di Moodys’ sulla sostenibilità del debito del paese. La Russia resta imprevedibile dal punto di vista politico e gli investitori dovrebbero muoversi di conseguenza.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.