I fondamentali sono favorevoli al biglietto verde

Il contributo di Simone Da Dalt, responsabile Mercarti & Strumenti – Advisory Center, Euromobiliare AM SGR, all’inchiesta di Fondi&Sicav sul dollaro americano

euromobiliare-asset-management-sgr

Dopo una fase di indebolimento durata alcuni mesi, l’Usd sembra aver trovato un range di equilibrio nel cambio con l’euro. Quali sono le vostre previsioni per l’andamento della divisa Usa nei prossimi trimestri e quali variabili potrebbero condizionarne la quotazione al rialzo o al ribasso?

La Banca centrale europea ha confermato le attese di consenso, rallentando il ritmo di acquisto degli asset sul mercato da 60 a 30mld/euro, estendendo la scadenza dell’allentamento quantitativo sino al settembre del prossimo anno. Questo aspetto, unito alla volontà della Bce di mantenere i tassi ancora fermi per tutto il prossimo anno, ha pesato negativamente sui corsi della moneta unica. Crediamo che nel breve potremmo assistere a movimenti di assestamento sul cross. Allungando l’orizzonte temporale, crediamo che i fondamentali siano favorevoli al biglietto verde per almeno tre ragioni: introduzione della riforma fiscale da parte dell’amministrazione Trump (che favorisce un flusso di rientro in patria dei profitti), ampliamento del differenziali di tassi a breve (la Fed, al contrario della Bce, continuerà ad aumentare il costo del denaro nel 2018) e, infine, una possibile stabilizzazione dell’economia globale dal 2018 (che favorisce un ritorno verso temi tipicamente difensivi).

Quali segmenti obbligazionari in Usd ritenete interessanti in termini di rischio/rendimento per un investitore europeo che voglia puntare su un rafforzamento del biglietto verde?

A nostro parere il modo più diretto per investire sul cross euro/dollaro, è posizionarsi su uno strumento che replichi l’andamento di un deposito nozionale in dollari al quale viene applicato il tasso effettivo sui “federal funds” (esistono in questo senso sia etf che comparti di sicav monetarie in dollari). Altri veicoli di investimento potrebbero invece rivelarsi meno proficui: sebbene i rendimenti sulla parte lunga della curva governativa (tipicamente, i decennali) riceveranno pressione al ribasso dalla probabile stabilizzazione economica negli States nel primo semestre del prossimo anno, non ci aspettiamo che la Fed venga meno alla promessa di portare il costo del denaro al 2,00/2,25% entro fine 2018.
Quest’ultimo fattore, unito a una probabile ripresa dell’inflazione, renderà, secondo noi, gli investimenti in titoli governativi, con scadenze a due e cinque anni, non convenienti in termini di rapporto rischio/rendimento.

 

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
Advertisement