I Frontier markets che guideranno la crescita nel 2015

A cura di Rocki Gialanella

Papua Nuova Guinea guida la classifica con un progresso del Pil vicino al 20%. L’India è prima tra le grandi economie. In recessione profonda Guinea, Sierra leone e Venezuela

Il paese che premerà di più sull’acceleratore della crescita economica nel 2015 è Papua Nuova Guinea, localizzato nel Pacifico Occidentale, non lontano dall’Indonesia. Papua Nuova Guinea, che dispone di petrolio, minerali e può contare su un forte peso dell’agricoltura, registrerà un progresso del Pil pari al 19,3% nel 2015 (stando alle previsioni del Fondo Monetario Internazionale), 10 punti in più rispetto al secondo paese più dinamico dell’anno, la Repubblica Democratica del Congo, che avanzerà del 9,18%. In fondo alla classifica troviamo invece la Guinea Equatoriale e la Sierra Leone con recessioni stimate rispettivamente del 15% e del 12%.

Le oscillazione sono solitamente più brusche quanto più piccola è un’economia o un paese presenti bassi livelli di sviluppo. Questa è la ragione principale che giustifica la presenza di Turkmenistan (9%), Etiopia (8,56%) e Myanmar (8,3%) nella top five della classifica. Tra i dieci paesi a più elevata crescita del Pil nel 2015, la maggiore potenza è l’India che, se saranno rispettati i pronostici del Fondo Monetario Internazionale, metterà a segno un progresso del 7,46%. L’elefante indiano accelererà di tre decimi rispetto al 2014 (archiviato in progresso del 7,2%). Il FMI attribuisce il trend positivo all’introduzione di riforme strutturali, al ritorno degli investimenti esteri e al minor costo del prezzo del petrolio.

Ed è proprio il calo delle quotazioni petrolifere che invece assesta un duro colpo alle aspettative di crescita di altri paesi (esportatori di questa materia prima). Dopo Guinea e Sierra Leone, il Venezuela è il paese che presenta il pronostico peggiore tra i 188 paesi presi in considerazione dal report. Le previsioni per Caracas inglobano una contrazione del 7% nel 2015 e di un ulteriore 4% nel 2016. L’effetto petrolio ha peggiorato una situazione già di per se complicata a causa della scarsità di prodotti, dalla pesantezza della burocrazia e da un tasso d’inflazione prossimo al 60%.

Ucraina e Russia seguono il Venezuela con aspettative di recessione rispettivamente del 5,5% e del 4%, alimentate dalla combinazione di calo del prezzo del greggio e incertezza sull’evoluzione del conflitto.

Il petrolio è uno dei motivi che spingerà il Brasile verso la recessione (-1% nel 2015), con il settore privato permeato da una pesante debolezza nonostante il miglioramento del quadro politico dopo l’ultima tornata elettorale.

Nella zona euro, la prima della classifica è paradossalmente la Grecia (2,52%), seguita dal Lussemburgo (2,51%). Tuttavia, la posizione ellenica si deve solo la fatto che il FMI non ha ancora rivisto le proiezioni per l’economia di Atene, in attesa di una soluzione al problema del debito e all’incasso degli aiuti relativi al secondo piano di salvataggio. Madrid è un passo dai due battistrada dell’eurozona con un’aspettativa di crescita del 2,46%, superiore a quella di Germania e Francia.

Tutti i paesi dell’eurozona presentano aspettative positive. I progressi più lenti si prevedono per Cipro e Italia, con incrementi del Pil rispettivamente dello 0,49% e del 0,15%.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.