I quattro temi da non dimenticare nel 2017

I quattro temi da non dimenticare nel 2017. Rotazione verso i titoli value, focus sugli Em, impatto Trump, Brexit. Johanna Kyrklund, global head of multi-asset investments, e Azad Zangana, senior economist di Schroders

Tra i temi principali da seguire nei prossimi mesi figurano la possibilità di una rotazione sui mercati azionari a favore dei titoli value, ma anche il probabile impatto della presidenza di Donald Trump e le prospettive dei mercati emergenti.

Spazio per una rotazione dell’equity in favore dei titoli value
I mercati azionari statunitensi hanno tratto beneficio dal solido trend rialzista degli ultimi anni, ma nel corso del 2016 abbiamo assistito a un ribilanciamento in favore dei titoli value e dei mercati più sensibili al ciclo economico. Questa l’opinione di Johanna Kyrklund, Global Head of Multi-Asset Investments, Schroders. “La leadership ora appartiene alle parti più cicliche del mondo, come il Giappone, e siamo diventati più ottimisti anche verso l’Europa. L’economia nipponica sta mostrando segnali di miglioramento”, spiega Kyrklund, precisando di vedere l’indebolimento della valuta giapponese come un vantaggio chiave in un contesto di bassa crescita globale. A detta dell’esperta, la ripresa dei titoli value sarà il trend più promettente del 2017, in particolare con i recenti segnali di riaccelerazione dell’inflazione. I titoli azionari statunitensi continueranno a ricevere supporto con i rendimenti dei Treasury decennali sotto il 3%, offrendo di conseguenza sostegno al sentiment globale nei confronti dell’equity. Un movimento al di sopra della soglia del 3% rifletterebbe la normalizzazione del ciclo.
Questo movimento, però, non sembra imminente. Azad Zagana, Senior European Economist and Strategist, Schroders, ritiene che le condizioni economiche lievemente più deboli nella prima metà dell’anno manterranno ferma la Federal Reserve, prima che la ripresa permetta al Fomc di operare due rialzi dei tassi più avanti. Per l’economista, la Banca Centrale Europea invece rimarrà ferma almeno per un altro anno.

L’impatto di Trump
In vista dell’insediamento del Presidente eletto Donald Trump il prossimo 20 gennaio, abbondano non solo le speculazioni, ma soprattutto le incertezze su quali politiche verranno introdotte. “L’unica cosa chiara è che Trump non può tener fede a tutte le sue promesse”, osserva Zangana. “Il taglio delle tasse di cui ha parlato ammonta in totale al 5-7% del Pil, escludendo la spesa per le infrastrutture. Qualcuno rimarrà deluso, solo che non sappiamo ancora chi”. L’economista nutre dei dubbi anche sulla creazione di posti di lavoro promessa da Trump, alla luce dell’invecchiamento della popolazione Usa e del mercato del lavoro già molto solido, con un tasso di disoccupazione già basso. Secondo Kyrklund, “il mercato è già andato troppo in là sulle politiche di Trump”, anche se il rally post-elezioni ha anche riflesso delle condizioni economiche positive.

L’incertezza sulla Brexit
Gli eventi iniziali seguiti alla decisione del Regno Unito di lasciare l’Unione Europea hanno smentito le previsioni più pessimistiche. Detto questo, Zangana e Kyrklund pensano che l’impatto del referendum sia stato attenuato dall’indebolimento della sterlina, che ora potrebbe essere sottovalutata, mentre il rinvio delle decisioni di investimento a livello corporate rappresenterà un freno solo nel medio termine. Zangana sottolinea che innescare l’articolo 50 non darà molta chiarezza in più, dato che servirà comunque un accordo di transizione che potenzialmente potrebbe durare dai quattro ai cinque anni.
Più in generale, l’incremento del sentiment anti-establishment e anti-europeista nel continente dovrà essere monitorato con attenzione. “I partiti dell’establishment potrebbero anche vincere le elezioni imminenti, ma nel Regno Unito lo UKIP non ha avuto bisogno di vincere per ottenere ciò che voleva. Spesso la politica riguarda maggiormente uno spostamento di regime”, precisa Kyrklund, che va short sull’euro come protezione contro il rischio politico. “Si sta sviluppando un reale trend sottostante di sentiment anti-Europa che non possiamo permetterci di ignorare”.

Outlook dei Mercati Emergenti in miglioramento
“Il semaforo dei mercati azionari emergenti è rimasto sul rosso per molti anni, ma ora è diventato giallo”, osserva Kyrklund, aggiungendo che le valutazioni hanno raggiunto livelli estremi nel 2016. Ancora più che nell’equity, l’esperta vede valore nelle monete dei Mercati Emergenti, per via del carry attraente su divise come il rublo. Il team Multi-Asset di Schroders ha aumentato l’esposizione al trend di reflazione globale tramite alcuni titoli legati alle risorse e degli investimenti diretti in commodity, pur mantenendo cautela, in quanto la mancanza di un’accelerazione del commercio globale impedisce di diventare troppo rialzisti. Zangana mette l’accento su rialzi ciclici, come quelli che potrebbero riguardare il Brasile e la Russia, che stanno uscendo dalla recessione e tagliando i tassi: “i Paesi le cui valute si sono stabilizzate dopo il collasso delle commodity ora possono iniziare a tagliare i tassi a sostegno della crescita. Questa è la buona notizia per gli investitori”.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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