I rischi del Grexit vanno molto oltre l’Europa

Jeanne Asseraf-Bitton, Head of Cross Asset Research – Lyxor AM, crede che una pseudo-soluzione temporanea sia necessaria per dare tempo all’eurozona di consolidare la propria ripresa

Da qualche giorno, la questione greca sembra dominare l’insieme dei mercati finanziari, quasi eclissando l’ultima riunione del FOMC. L’impasse che si è venuta a creare nelle negoziazioni fa sentire i suoi effetti sui maggiori mercati, mentre segnali di progresso innescano sostanziali guadagni.

Gli investitori stanno reagendo eccessivamente? Crediamo di no. Pensiamo che un’uscita della Grecia dall’Euro comporti dei rischi che superano di gran lunga l’ambito europeo. Si corrono rischi sistemici, data la corsa ai bancomat in un momento in cui un terzo dei prestiti in pancia alla banche greche è classificato come non-performing”; rischi geopolitici, tenendo conto degli equilibri fragili con la Russia e la Turchia; e certamente rischi economici. Secondo molti, un terzo piano di aiuti associato a una ristrutturazione del debito greco equivarrebbe a un trattamento di favore intollerabile considerando gli sforzi di ripresa compiuti da altri Paesi. Inoltre, non farebbe che rimandare l’ineluttabile. È vero che, esaminando i fondamentali, la Grecia dovrebbe non essere in grado di ripagare il proprio debito, anche ridotto della metà.

Allora perché favorire una pseudo-soluzione temporanea? Perché pensiamo che l’Eurozona abbia bisogno di tempo per assicurare la propria ripresa. In un momento in cui la crescita mondiale esita ancora, una ricaduta dell’attività europea deve essere evitata. L’implementazione del QE della BCE ha già provocato una forte volatilità sui mercati obbligazionari e l’aumento dei tassi di interesse minaccia lo sforzo di reflazione della zona.

Da metà marzo, i tassi italiani, spagnoli e portoghesi hanno preso circa 100 bp; di questi, 40 sarebbero legati alla crisi greca. La sfida è cruciale; se l’Unione Europea non riesce a garantire una forma di solidarietà del debito si possono temere forti tensioni sui tassi dei Paesi periferici. Tensioni che a loro volta potrebbero far ritornare lo spettro della deflazione.

Questo contesto inedito incita a una certa prudenza quanto alla nostra esposizione sull’azionario europeo. Tuttavia, teniamo a mente che uno scenario favorevole è possibile innanzitutto con un accordo tra la Grecia e i suoi creditori; in seguito, durante l’estate, una compressione dei rendimenti favorita dalla stagionalità delle emissioni di debiti sovrani. Le emissioni nette per la zona crollano da +40 miliardi a giugno a -50 miliardi a luglio. La minima liquidità obbligazionaria a lungo mascherata da un mercato in salita si è rivelata il mese scorso, quando le attese di crescita e inflazione sono cambiate. Questa volta, essa potrebbe avere un ruolo nella contrazione dei tassi.