I tecnologici alla prova dei rischi sistemici e politici

I tecnologici alla prova dei rischi sistemici e politici. I gestori si dividono tra ottimisti e pessimisti sul futuro dei colossi del settore, ma tutti concordano sull’importanza di due punti fermi

Le cinque società più grandi degli Stati Uniti presentano una marcata vocazione tecnologica e dimensioni molto lontane dalla media del mercato. Apple, Alphabet (Google), Microsoft, Amazon e Facebook valgono in Borsa tra i 430.000 e i 750.000 mln di usd l’una. Nel complesso circa 3.000 mld di dollari. Queste dimensioni cominciano a preoccupare seriamente molti investitori.

L’allarme è stato lanciato la settimana scorsa da Robert Bouroujerdi, un analista di Goldman Sachs, che in un report ha sostenuto che le dimensioni raggiunte dai colossi del settore sono tali da condizionare le sorti dei principali indici azionari statunitensi. I dieci principali indici del Nasdaq pesano per il 45% sulla capitalizzazione totale dell’indice. Il peso complessivo esercitato dai titoli a più elevata capitalizzazione è sensibilmente cresciuto anche all’interno del più ampio indice Standard and Poor’s 500. Secondo gli esperti, il continuo aumento della capitalizzazione sarebbe da imputare ai flussi d’investimento indirizzati verso questi titoli attraverso i fondi a gestione passiva (Exchange traded funds).

Il successo della gestione passiva provoca una continua crescita delle quotazioni, indipendentemente dall’analisi del prezzo in relazione ai dati di bilancio delle aziende. Questa combinazione di flussi d’investimento in entrata e peso crescente delle società tecnologiche, fa lievitare il rischio insito negli indici (la diffusione di notizie negative può avere effetti molto negativi sulle quotazioni).

Nei giorni successivi alla pubblicazione del report curato da Goldman Sachs, alcuni tra i principali titoli tecnologici hanno registrato correzioni comprese tra il 2% e il 7%, provocando un ribasso degli indici di Borsa.
La comunità dei gestori si presenta divisa sul tema. I più ottimisti sostengono che le attuali quotazioni sono supportare dalle aspettative di crescita degli utili delle aziende del settore. Fino a quando tali aspettative resteranno inalterate, non dovremmo assistere a forti correzioni delle quotazioni. Gli ottimisti sostengono che l’analisi delle quotazioni dei titoli rispetto alla loro media storica dimostra che i prezzi non sono troppo tirati. Apple quota con un ratio P/e di 16. In termini relativi, la quotazione del colosso è inferiore o identica a quella di cinque anni addietro.

Il gruppo dei pessimisti ritiene che ci possa essere una bolla nel settore tecnologico e che il rischio più consistente arrivi proprio dai giganti Facebook, Amazon, Netflix, Google e Tesla.

Nonostante le differenti view, tutti concordano su due dati di fatto che appaiono non discutibili: le dimensioni raggiunte in termini di capitalizzazione sono tali da inglobare un rischio sistemico; il rischio più concreto per le aspettative sugli utili è dato dai limiti che i Governi imporrano al consolidamento delle posizioni monopolistiche occupate da queste aziende.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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