I titoli subordinati del settore assicurativo presentano ancora opportunità

Luigi Binda, portfolio manager comparto obbligazionario di Aletti Gestielle Sgr, risponde alle domande di Fondi&Sicav sui corporate bond investment grade denominati in euro

 

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Quali sono le ragioni che hanno permesso agli investment grade corporate bond in euro di comportarsi meglio dei government bond dell’eurozona negli ultimi mesi? Perché il rischio politico ha avuto conseguenze di poco conto sulle quotazioni dei bond societari?

A marzo dell’anno scorso la Banca centrale europea ha allargato il programma di acquisti di titoli di Stato alle obbligazioni societarie Investment Grade (Cspp – Corporate sector purchase programme). Ci sono poi voluti tre mesi per passare dalle parole ai fatti. Gli acquisti sono iniziati l’8 giugno 2016 e in media la Bce ha comprato circa 7,7 miliardi di euro al mese di obbligazioni, per un totale sinora di 85 miliardi. Questa misura che era ritenuta di improbabile adozione fa parte dell’insieme di strumenti usati dalla Banca centrale per cercare di rianimare la dinamica dei prezzi e sostenere la ripresa economica. In particolare, se gli acquisti di titoli di Stato hanno rappresentato uno stimolo al calo dei rendimenti, questa misura aggiuntiva vuole ridurre i tassi delle emissioni corporate per trasferire gli effetti sui prestiti concessi dalle banche a imprese e famiglie. In definitiva, la Bce compie un altro passo per riattivare l’erogazione di crediti.
Di fronte a un intervento di dimensioni così importanti (mediamente la Bce ha comprato poco meno del 15% dell’ammontare emesso delle obbligazioni su cui è intervenuta) non c’è da stupirsi che le obbligazioni societarie abbiano performato meglio dei titoli governativi di Eurozona.

La politica monetaria, soprattutto in Eurozona, resta estremamente accomodante e in grado di assorbire parte dello shock di prezzo generato da eventi politici indesiderati o imprevisti; il mercato ha poi cominciato a scontare questa capacità “curativa” della politica monetaria e la reazione agli eventi è stata di volta in volta più contenuta. Se al referendum sulla Brexit lo spread dei titoli IG europei era aumentato di circa 20 punti base, alla “sorpresa” Trump la reazione si è dimezzata e nulla era successo in occasione del voto per il referendum costituzionale italiano. Per le elezioni francesi il mercato ha atteso che il primo turno eliminasse i residui rischi prima di innestare un rally di notevoli proporzioni con lo spread degli Ig che si è ridotto di oltre dieci punti base e quello delle obbligazioni high yield di oltre 30 punti base.

Nell’attuale contesto di mercato, quali investment grade corporate bond sono da preferire in termini di duration, settori di appartenenza delle società emittenti o altri fattori che ritenete prioritari nella selezione dei singoli titoli?

I rendimenti correnti sono bassi e gli spread prossimi ai minimi storici; le obbligazioni Ig non sono comunque care ma riflettono i buoni fondamentali, aiutati anche da un’economia europea la cui espansione è in accelerazione e da fattori tecnici di mercato molto forti. E’ chiaro però che a partire dalle condizioni attuali le opportunità sono poche e gli obbiettivi al rialzo molto modesti; i titoli subordinati del settore assicurativo presentano ancora delle opportunità così come, ma in misura minore, i titoli ibridi delle società industriali.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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