I tremori sugli assets italiani

I tremori sugli assets italiani. Il weekly a cura del team di Mps focalizza l’attenzione sui fattori che stanno penalizzando i titoli di stato

La combinazione della sentenza della Corte Costituzionale (che ha praticamente reinserito nello scenario italiano la possibilità di elezioni anticipate in tempi stretti) e la trattativa in corso con la Commissione Europea sul deficit 2017 hanno invece penalizzato gli assets italiani. Sotto pressione sia lo spread btp-bund che la performance relativa dell’azionario italiano.

La gran parte dell’allargamento dello spread è avvenuta nella giornata di giovedì, con il rendimento del decennale italiano che è salito di 12 bps al 2,23%, il livello più alto dal luglio 2015. Il movimento potrebbe essere stato esacerbato dall’alta attività di emissioni che ha caratterizzato il mese di gennaio, con un mercato che nell’area euro è sembrato in questa fase sorpreso dal rialzo dei rendimenti e desideroso di riposizionarsi in senso più difensivo. Ma l’apertura di stamane, con lo spread in ulteriore allargamento di 4 bps in area 180 fa temere che il fattore emissioni e l’ambiente di riduzione dei rischio sull’obbligazionario globale siano solo parte della storia.

Non è chiaro se il timore percepito più grande, in caso di elezioni anticipate, sarebbe costituito dalla possibile vittoria di un partito/coalizione anti-euro e/o anti-sistema o dal fatto che non esisterebbe nessuna coalizione al contempo: (a) possibile alla luce dei sondaggi attuali e (b) praticabile politicamente. Al momento i commenti e le views espresse dalle grandi case e dagli investitori sono relativamente benigni, con una bassa probabilità associata ad elezioni anticipate a breve. Il sospetto però è che il grado di convinzione sia debole e pronto a mutare nel caso in cui queste divengano lo scenario centrale.

Rispetto al tema delle possibili elezioni anticipate, quello del confronto con la Commissione Europea sul deficit 2017 appare al momento come una distrazione. Mercoledì il governo dovrebbe rispondere alle osservazioni della Commissione, che hanno evidenziato la necessità di un aggiustamento addizionale dello 0,2% del Pil sul deficit 2017, pena il rischio dell’apertura di una procedura d’infrazione. Il fatto che entrambe le parti abbiano troppo da perdere in caso di mancato accordo fa pensare ad una soluzione cooperativa, che rimane la più probabile.

La settimana
Settimana importante per l’uscita dei dati sull’inflazione. Il consensus sul dato relativo all’area euro, che verrà rilasciato martedì, prevede un incremento all’1.5% dall’1.1% precedente, dovuto principalmente all’effetto base dei prezzi energetici (un anno fa il costo dell’energia era diminuito sensibilmente). L’inflazione core, al contrario, è vista stabile allo 0.9%.

Sempre nell’area euro, in uscita la prima stima flash del Pil relativo al Q4 2016. Le previsioni sono per una crescita dello 0,4%, in linea con il ritmo vivace tenuto negli ultimi trimestri.
Per quanto riguarda le banche centrali: martedì è in calendario il meeting della BOJ, seguito dal FOMC della Fed il 1 febbraio e da quello della Banca d’Inghilterra il giorno successivo. Si prevede per tutte un mantenimento dei tassi al livello attuale.

Negli USA in finale di settimana verranno rilasciati i dati sul mercato del lavoro (non-farm payrolls); il consensus prevede in gennaio un incremento degli occupati a 175mila (precedente: 156mila), che si assesterebbe intorno alla media dell’ultimo anno. Con i dati di disoccupazione ed assunzioni abbastanza stabili, il focus del mercato del lavoro si trasferirà sulle pressioni salariali.

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