Il Bund sveste i panni dell’asset rifugio

A cura di Rocki Gialanella

Il calo delle quotazioni dei titoli di stato in generale e di quelli tedeschi in particolare sta creando un nuovo scenario.

La volatilità si impossessa di un segmento di mercato considerato sicuro fino a poco tempo fa. Il Bund tedesco comincia a mostrare l’altra faccia della medaglia a causa degli eccessivi rialzi accumulati dalla sua quotazione negli ultimi anni. E se il decennale tedesco accumula una perdita prossima al 10%, il nervosismo finisce inevitabilmente per innescare degli effetti negativi in Borsa (con l’indice Dax che alla chiusura di venerdì scorso accusava una perdita della stessa incidenza rispetto ai massimi toccati negli ultimi tre mesi.)

Alcuni esperti – una minoranza nel panorama finanziario internazionale- avevano lanciato l’allarme qualche settimana fa. L’avviso era chiaro: i bund tedeschi hanno raggiunto quotazioni talmente elevate da trasformarli in uno degli assets più rischiosi. Il rischio non si riferisce all’affidabilità dell’emittente ma al potenziale calo del prezzo nel breve-medio termine, causato dalla risalita dei rendimenti nell’eurozona e alla certezza di rientrare in possesso di un capitale il cui potere d’acquisto sarà falcidiato dall’inflazione nel caso di investitori cassettisti.

Se si osservano gli ultimi dati pubblicati nel Vecchio Continente, la causa scatenante del nuovo trend va ricercata nella revisione al rialzo delle aspettative d’inflazione nell’eurozona e al lieve miglioramento fatto registrare dalla crescita del Pil in paesi europei che erano caduti in recessione (inclusa l’Italia). Tuttavia, un ruolo non secondario viene attribuito alle parole pronunciate recentemente da Mario Draghi, che ha sottolineato come la volatilità abbattutasi sui mercati obbligazionari sia un fenomeno destinato a durare. L’annuncio del governatore si è subito trasformato in una profezia che si autoavvera, con la volatilità che si è impossessata dei bond e delle azioni.

L’intensità delle vendite sui mercati obbligazionari ha comportato -stando ai dati in possesso di Bloomberg- perdite per oltre 620 mld di Usd a livello globale nel segmento dei government bond. Nonostante ciò, i dati che registrano i flussi d’investimento raccolti dagli Exchange traded funds continuano ad evidenziare un buon andamento della domanda di strumenti obbligazionari. Questa situazione sembra confermare che non ci troviamo dinanzi ad una fase di pre-collasso del mercato obbligazionario.

Ai più sembra che l’assenza di cambiamenti fondamentali nella politica monetaria e la presenza di una crescita economica relativamente lenta, riusciranno a frenare una fuga dai bond che appare un fenomeno temporaneo, scatenato per lo più dal raggiungimento di quotazioni eccessive ed insostenibili. Quel che appare certo è il richiamo alla prudenza in tutti i casi in cui le quotazioni tendono a raggiungere livelli tali da far impennare i rischi di assistere alla metamorfosi di uno strumento risk free in uno scosso violentemente dalla volatilità.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.