Il canarino nella miniera

A cura di Rocki Gialanella

Le esportazioni della Corea del Sud rappresentano un buon termometro dello stato della domanda globale

La crescita dell’economia mondiale continua ad essere insufficiente. Gli esperti hanno messo a punto nuovi termini come ‘stagnazione secolare’ o ‘nuova normalità’ per definire una fase che lo stesso Fondo Monetario Internazionale tende a qualificare come ‘mediocre’. E con il passare dei giorni appare sempre più evidente l’assenza di elementi che facciano sperare in un cambiamento del contesto nel breve termine.

L’ultima variabile -in ordine cronologico- capace di incidere sulle preoccupazioni sono le esportazioni della Corea del Sud. Stando ai dati pubblicati dal Governo di Seoul, le vendite all’estero delle aziende sudcoreane hanno subito una contrazione del 10,9% a maggio su base annua. Il dato è significativo perché vuol dire un ritorno all’agosto del 2009, nel pieno della crisi finanziaria.

Il dato riveste invece un peso non secondario perché l’economia sudcoreana tende a svolgere il ruolo di anticipatore -in negativo o in positivo- delle sorti dell’economia planetaria. Il Pil del paese dipende in larga parte dalle sue esportazioni, che rappresentano il 50% della produzione locale. Seoul è anche uno dei principali partner commerciali delle quattro potenze globali: Stati Uniti, Cina, Europa e Giappone. Per questa ragione, una contrazione delle esportazioni sudcoreane viene considerata un campanello d’allarme da non sottovalutare.

Per spiegare l’importanza della variabile sudcoreana, gli esperti fanno riferimento alla metafora del ‘canarino nella miniera’, coniata dagli economisti per indicare la capacità di un fattore nell’anticipare dinamiche future. Nelle miniere di carbone si era soliti portare un canarino per misurare la quantità di ossigeno presente nell’ambiente sotterraneo o la possibile contaminazione da parte di altre sostanze. L’eventuale morte del canarino indicava la presenza di un pericolo.

Il dato delle esportazioni sudcoreane va analizzato in prospettiva. Da un lato, la svalutazione dello yen giapponese, uno dei principali competitor del paese, ha reso le merci nipponiche più competitive. Contemporaneamente, la forza dell’Usd potrebbe aver provocato una distorsione del valore in dollari dei beni coreani (in valuta locale, l’export del paese si è contratto solo del 3%).

Tuttavia, l’analisi dell’andamento delle divise non sembra spiegare completamente il calo dell’export. Il rafforzamento dello won coreano dovrebbe essere accompagnato da un miglioramento dell’export dei restanti paesi asiatici. Questo miglioramento non trova conforto nei dati e lascia terreno fertile a tutti coloro che puntano il dito contro la fragilità della domanda globale rispetto ad un eccesso di offerta. La crescita globale è stata dell’1,1% nel primo trimestre, la variazione più debole dal 1998. Nel frattempo, le banche centrali si affannano a cercare di riattivare la domanda attraverso una serie di iniezioni di liquidità che, almeno fino a questo momento, sono servite in larga parte a gonfiare il valore degli assets finanziari.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.