Il declino della Finlandia

A cura di Rocki Gialanella

La crisi del settore tecnologico, il peggioramento dei conti pubblici, la perdita delle tripla A. Il paese ha bisogno di profonde riforme per ripartire

La Finlandia ha fatto il suo ingresso nel nuovo millennio con una forte accelerazione. Nokia e l’impulso dell’intero settore tecnologico hanno consentito al paese di raggiungere tassi di crescita medio annui del 4%. Successivamente, circa sette anni fa, il contesto ha iniziato a mostrare qualche segno di cedimento. La tormenta scatenata dalla crisi finanziaria del 2008 ha provocato una retromarcia del Pil finlandese di oltre 8 punti nel 2009. In quell’anno era già iniziato il declino di Nokia nel panorama internazionale, rimpiazzata da imprese come Apple e Samsung.

Durante il biennio 2010-2011 si è verificato un moderato recupero, ma si è trattato di un fuoco di paglia. Una nuova fase di raffreddamento era dietro l’angolo. Attualmente, il Pil staziona su un livello inferiore di ben sei punti a quello registrato nel 2008. A questo bisogna sommare l’incremento del debito pubblico, raddoppiato nell’ultimo decennio, ed ora a ridosso del 60% del Pil (margine stabilito dall’UE).

Le autorità finlandesi sono state favorevoli all’adozioni delle misure di austerità imposte da Berlino, ma ora devono fare i conti con un ratio deficit/Pil che potrebbe passare dal 2,7% al 3,4%, superando i limiti di sostenibilità finanziaria fissati dall’UE. Tra gli indicatori più negativi troviamo la sensibile caduta degli investimenti (-5,1% nel 2014) e il calo della domanda domestica (-0,2% nell’ultimo anno). In termini di capacità competitiva, il paese ha perso circa il 10% rispetto alle vicine Svezia e Germania.

Nel 2014, la produzione dell’industria tecnologica finlandese, fondamentale per l’attività del paese, è caduta del 4,6% rispetto al 2013. Si è trattato del quinto anno consecutivo in negativo per il settore. Dopo la crisi di Nokia, il paese ha perso 5.000 addetti nell’industria tecnologica. La crisi non ha risparmiato neanche settori tradizionali come quello della produzione della carta e del cartone. Gli effetti negativi sono stati talmente forti da innescare una conversione di tale industria verso la produzione di bio-energia.

L’altro fronte aperto per l’economia finlandese è rappresentato dalla Russia. Se la situazione di Mosca non migliorerà, la pressione al ribasso sul Pil finlandese si manterrà tra lo 0,5% e l’1%. La Russia rappresenta per Helsinki il 10% del commercio estero e il 50% del turismo straniero.

In presenza di questo scenario, era soltanto una questione di tempo la revisione al ribasso del livello di affidabilità creditizia finlandese da parte delle più importanti agenzie di rating. A ottobre 2014, Standard and Poor’s ha portato il rating da tripla A ad AA+. L’ampia coalizione di Governo che guida il paese ha cercato di difendere la tripla A senza successo. Il primo ministro, il conservatore Alexander Stubb, ha affermato che l’eventuale ritorno della crescita non sarà sufficiente a rimettere in carreggiata il paese. Saranno necessarie riforme che tengano conto del progressivo invecchiamento della popolazione.

La coalizione, composta da ben sei partiti (in pratica l’intero spettro politico) ha adottato un piano di riequilibrio che dovrebbe essere portato a termine nel 2018 ed equivale al 2,8% del Pil (6.400 mln di euro). Tra le riforme che il Governo non ha potuto evitare ci sono quella che prevede l’allungamento dell’età di pensionamento e quella del sistema di welfare e sicurezza sociale.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.