Il dollaro è la nostra moneta ma un problema vostro

Secondo Ugo Loser, amministratore delegato di Arca Fondi SGR, l’obiettivo di Trump di portare la crescita al 4% sembra quasi utopico

Quanto detto da John Connally nel 1971 potrebbe tornare di grande attualità. Donald Trump si è conquistato l’establishment americano e con il giuramento odierno è pronto a insediarsi alla Casa Bianca portando avanti quanto dichiarato in campagna elettorale.
Ritengo però ci siano due grossi rischi connessi alla sua politica.
In primo luogo, l’obiettivo di portare la crescita al 4% mi sembra quasi utopico. La combinazione delle proposte presentate, dal taglio delle tasse allo sviluppo di nuove infrastrutture, non necessariamente aumenterà la propensione agli investimenti.

L’altro rischio poi è che l’annunciata politica protezionistica potrebbe innescare pericolose reazioni indo-cino-teutoniche che minerebbero la capacità di finanziarsi all’estero.

In generale credo che il protezionismo in questo momento storico non serva. Il mondo oggi soffre di un eccesso di debito e di un livello di concentrazione della ricchezza mai sperimentato nell’ultimo secolo. L’unico modo per uscire da quest’ impasse è puntare all’inflazione, decidere di avallare default selettivi oppure spingere per una forte crescita guidata da un incremento di produttività. E’ chiaro però che tale crescita, dettata ad esempio da investimenti nell’intelligenza artificiale, nella rivoluzione energetica o in nuove tecnologie nei trasporti, sia incompatibile con il protezionismo.

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