Il dollaro soffre

La Yellen ha lanciato al mercato input non sottovalutabili andando peraltro (intelligentemente) a “cavalcare” la debolezza dell’Usd. Fxcm

Leggere il mercato valutario in ottica dollaro-centrica è concettualmente corretto per come questo è costruito fin dal suo concepimento. Averlo fatto nell’ultimo anno si è rivelato, se possibile, ancor più accorto visto il trend di ascesa del dollaro che si è dimostrato di millimetrica precisione e farlo tutt’ora ci restituisce ancora una buona chiave di lettura dal momento che quando il biglietto verde si muove tendenzialmente sposta in maniera univocal le quotazioni di tutti I cambi in cui esso è contenuto. Ciò è tanto più vero nel caso delle news che riguardano gli Stati Uniti, così come dimostrato in particolare nella giornata di martedì ed in parte quella di ieri, la quale ha vissuto di due momenti salienti da questo punto di vista: la pubblicazione degli ADP, dati precursori dei Non Farm Payrolls che verranno rilasciati domani, e lo speech di Janet Yellen, Governatore della Federal Reserve.

Il primo ha mostrato un calo a 169k rispetto alle attese a 200k, e ciò ha condotto alle prime e volatili vendite di biglietto verde. Per quanto riguarda il secondo, Yellen ha lanciato al mercato input non sottovalutabili andando peraltro (intelligentemente) a “cavalcare” la debolezza del dollaro Americano: nel suo intervento infatti congiunto con Christine Lagarde, Direttore del Fondo Monetario Internazionale, il governatore Fed ha espresso a chiare lettere che “bassi tassi di interesse sono necessari al raggiungimento degli obiettivi economici”, lasciando dunque intendere una volta di più che I vagheggiati rialzi dei tassi di interesse non saranno così ravvicinati nel tempo e rafforzano la nostra idea che questi ultimi giungeranno in autunno anche inoltrato. Naturalmente ciò ha contribuito ad acuire le dismissioni di dollaro, mentre la reazione delle Borse è stata apparentemente contraria alla logica per la quale, se le aspettative sul rialzo dei tassi vengono differite, i listini ne beneficiano”; ciò è verosimilmente riconducibile ad un’altra frase netta pronunciata poco dopo che recita che “le quotazioni del mercato azionario sono in questo momento generalmente troppoi elevate”, probabilmente in risposta a Warren Buffett che solo qualche giorno fa aveva dichiarato che le azioni sono perfino “cheap”, cioè a prezzi bassi, in questo momento storico.

E’ lecito dunque attendersi, nei giorni che precedono la release del market mover per antonomasia, un mercato valutario sostanzialmente guidato da dinamiche dollaro-centriche pur monitorando aspetti specifici delle single valute che quindi possono acuirle o svilirle. Ci riferiamo, sul fronte euro, alla questione greca che appare sempre più intricata e lontana da vicine risoluzioni; ieri l’asta dei titoli di stato a 6 mesi in Grecia non ha destato particolari preoccupazioni, ma già domani andranno a scadenza obbligazioni governative per oltre 1 miliardo di euro e il prossimo lunedì il paese ellenico sarà chiamato a rimborsare il prestito al Fondo Monetario Internazionale per una tranche di circa 775 milioni di euro. E’ dunque tassativo monitorare questa situazione al fine di non essere colti di sorpresa su fiammate di volatilità improvvise in intraday. Va detto che l’euro si trova in posizione di forza contro la maggior parte delle alter major, eccezion fatta per il dollar australiano. Nel caso più noto dell’Eurodollaro, il fallimento dei minimi da metà marzo e la violazione delle resistenze a 1,1050 della settimana scorsa – uniti ai ritracciamenti articolatisi tra lunedì e martedì – hanno sostanzialmente confermato un quadro tecnico bullish che ha vissuto ieri una giornata cruciale e che potra vedee ulteriori manifestazioni oggi con il potenziale raggiungimento dell’area tra 1,1460 e 1,1550. Simili setup tecnici si sono visti per EurJpy ed EurGbp, per non parlare del rialzo ancor precedente di EurNzd. Questioni specifiche sono ancora da seguire per quanto concerne la sterlina che sarà interessata dalle elezioni in Gran Bretagna di questo fine settimana (in realtà solo il giorno 7) e che quindi potrà vivere due giorni più “calmi” per poi esplodere in volatilità in apertura di settimana prossima e per il dollaro australiano che, nella settimana del taglio del cash rate, sta vivendo una improbabile forza anche a fronte di release non sempre lusinghiere come dimostrato questa notte con i dati sull’occupazione.

La notte prossima vedrà invece la pubblicazione delle Minute della Reserve Bank of Australia e I fondamentali dati sulla Cina; verosimile, in primis, che la RBA possa esprimere senza troppi giri di parole che il dollaro australiano è molto sopravvalutato, e che la volatilità (possibile dunque verso il ribasso) sia molto elevata sulle release cinesi. Continueremo a seguire invece i listini azionari in ottica bearish dopo i segnali importanti dei giorni scorsi, così come il Bund che potrebbe perfino acuire le discese anche durante la giornata di oggi. Poco da segnalare invece per quanto concerne il calendario macroeconomico che di rilevante ci mostra esclusivamente la richieste di disoccupazione negli Stati Uniti delle 14.30.