Il fortino svizzero

Il fortino svizzero. L’indice azionario elvetico conferma di essere una buona scommessa difensiva sull’equity nelle fasi più turbolente per i mercati

A maggio gli investitori si sono risvegliati dinanzi a alla cruda realtà della minaccia rappresentata dalla guerra commerciale e dalla sua capacità potenziale di accelerare la frenata dell’economia globale. Dopo i rialzi accumulati dalle Borse fino alla fine di aprile, gli asset rifugio e l’equity dal profilo storicamente più difensivo sono tornati ad essere il destino prediletto di molti investitori (almeno quelli più orientati a costruire un’asset allocation che tenga conto della fase del ciclo economico in cui ci troviamo e delle incertezze generate dal contesto geopolitico). Una delle opzioni a disposizione di coloro che vogliono costruire un’asset allocation più difensiva in ambito azionario, è rappresentata dalla Borsa elvetica.

La Borsa svizzera non è per nulla conveniente se si guarda ai principali ratio utilizzati per questo tipo di valutazione, tuttavia, il suo profilo difensivo viene considerato in grado di migliorare la sua performance relativa all’interno di un mercato erratico. Il dato sembra trovare conferma nella pubblicazione delle trimestrali da parte delle società elvetiche, visti in miglioramento, a conferma della resilienza dell’equity domestico.
Come per il Nasdaq e lo Standard and Poor’s500, l’indice SMI della Borsa di Zurigo (al massimo storico il 30 aprile con 9.769,74 punti) si è preso uno spavento in occasione del peggioramento delle negoziazioni tra gli Stati Uniti e la Cina, ma la perdita accumulata dall’indice è stata nettamente più contenuta rispetto a quella degli indici Usa ed europei.

Nel corso del mese di maggio la sua flessione si è fermata al 2,5%, la più contenuta tra quelle registrate dagli indici di Borsa del vecchio Continente -nello stesso mese il Dax tedesco ha perso il 5% e l’Eurostoxx il 6,6%- e inferiore anche al 6% perso in media dalla Borsa Usa nel suo complesso. Le azioni elvetiche, insieme a quelle svedesi, sono state le meno colpite dalle tensioni geopolitiche nel 2018. E in questa prima parte del 2019 il miglior comportamento relativo dell’SMI non ha subito contraccolpi.

L’abbondanza dei titoli di aziende qualitativamente appetibili è una delle variabili che supporta il listino elvetico nelle fasi maggiore incertezza. Non si tratta della classica distinzione tra titoli value e growth, ma di aziende con i conti in ordine, livelli di indebitamento sotto controllo e business consolidati grazie anche agli investimenti in ricerca. Il dato trova conferma nel fatto che più del 50% della capitalizzazione di Borsa dell’SMI trova posto nell’indice Msci Europe Quality (ben 8 aziende delle venti che concorrono a comporre l’indice sono svizzere). Novartis (con il 17,7% della capitalizzazione dell’indice), Nestlè (18%) e Roche (17,7%) sono i titoli che hanno maggior peso all’interno dell’indice SMI.

A favore dell’investimento nell’equity svizzero nei momenti di incertezza gioca anche la forza della divisa domestica. Nell’ultimo mese, il franco svizzero si è apprezzato contro euro passando da 1,14 a 1,118 circa. Un ulteriore deterioramento della crescita economica nell’eurozona potrebbe spingere ancora più in alto la quotazione del cambio (sempre che non arrivi un intervento della Banca Centrale svizzera a frenarne la rivalutazione)

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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