Il futuro si basa sul commercio

A cura di Stefania Basso

Il commento di Steve Bottomley, Global Head Mid-Market e Business Banking di HSBC

Le esportazioni americane sono più che raddoppiate nell’ultimo decennio, toccando 2,28 trilioni di USD nel 2013. Il commercio di beni e servizi è andato diversificandosi, favorito dal dinamismo di alcune delle maggiori città della nazione. Prendiamo ad esempio Houston. La crescita della città è stata guidata dal commercio globale e dall’investimento fin dalla sua fondazione nel 1836. Oggi possiede uno dei porti più trafficati degli Stati Uniti, costante punto di collegamento della regione con il resto del mondo, con le esportazioni che hanno raggiunto oltre 110 miliardi di USD nel 2012.

Il commercio continua ad avere un’ influenza sulla città, grande esportatrice di energia. L’aumento della produzione di gas di scisto negli USA ha incoraggiato l’investimento in impianti chimici e la costruzione di terminali per l’esportazione di gas naturale liquefatto nel Golfo del Texas. Le riforme per l’apertura dell’industria del gas e petrolio del Messico agli investimenti esteri potrebbero creare opportunità per le aziende, malgrado il recente calo dei prezzi del petrolio.

Le economie delle altre città americane si sono irrobustite anche grazie ai flussi internazionali di beni, servizi e capitali. Nell’area della San Francisco Bay, ad esempio, le esportazioni creano oltre 370.000 posti di lavoro. La specializzazione in tecnologia ed innovazione ha contribuito al potenziamento di collegamenti commerciali con i mercati emergenti a crescita rapida, in particolare in l’Asia.

Nella regione di Chicago le esportazioni sono più che raddoppiate dal 1997, attingendo alla solidità tradizionale dei beni manifatturieri, compresi i macchinari e i prodotti in ferro e acciaio.

Queste città hanno tutte caratteristiche differenti ma condividono un fattore importante: l’apertura al commercio. Lo sviluppo delle connessioni internazionali ha permesso alle loro economie di prosperare, ha aiutato le loro aziende ad accedere a nuovi mercati e ha creare posti di lavoro per i loro cittadini.

Le aziende americane oggi stanno scambiando con il più alto numero di paesi di sempre e stanno inoltre incrementando le loro esportazioni di servizi. La crescente classe media delle economie emergenti, come Cina, India e Brasile è impaziente di acquistare le migliori tecnologie e i servizi sofisticati prodotti dagli USA. Nello stesso tempo molte aziende americane di successo stanno sempre più localizzando parti del processo di produzione in paesi differenti, dando in outsourcing alcuni elementi e tenendo altri all’interno sulla base di alcuni fattori, come i costi e la disponibilità di competenze.

A volte si teme l’impatto della globalizzazione sui posti di lavoro nazionali e sulle comunità. Tuttavia, un rapporto prodotto per HSBC dal consulente accademico Matthew J Slaughter indica che le comunità e le aziende coinvolte nel commercio globale traggono notevoli benefici.

Nell’ultimo decennio il commercio internazionale ha fatto aumentare il reddito annuo USA di almeno 10 punti percentuali del pil. Ciò di straduce in un aumento, in aggregato, di almeno 1,7 trilioni di USD nel 2013, o di un guadagno medio di oltre 13.600 USD per famiglia americana all’anno.
Slaughter stima che nei prossimi dieci anni potranno essere creati negli Stati Uniti 10 milioni di nuovi posti di lavoro se le autorità americane sviluppassero una politica favorevole al commercio, incentrata sugli accordi commerciali, sull’investimento, l’immigrazione e la tassazione.

L’ampio supporto da parte dei membri di politica monetaria americani per intensificare i collegamenti commerciali internazionali potrebbe stimolare la crescita di posti di lavoro e la crescita nel paese. Le negoziazioni di due accordi commerciali chiave – la Trans-Pacific Partnership (TPP) e la Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) sono considerate cruciali per molte aziende.

La TPP si focalizza sull’accordo di libero scambio tra Stati Uniti e 11 paesi della regione Asia-Pacifico mentre la TTIP rafforzerebbe i collegamenti con i 28 Stati membri dell’Unione Europea. Grazie a questi accordi le aziende americane potrebbero accedere a questi mercati. Inoltre l’investimento globale potrebbe aumentare negli USA.

Gli Stati Uniti continuano ad essere leader del commercio globale. Grazie alla forza lavoro qualificata, alla buona conoscenza della tecnologia e alla cultura dell’innovazione gli Stati Uniti potranno beneficiare dell’aumento dei flussi del commercio globale.

Stefania Basso
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.