A colloquio con Aldo Martinale, Senior Equity Portfolio Manager di Symphonia SGR

 

 

Sull’azionario dell’area euro è sempre aperta la discussione sulla forte sottovalutazione rispetto a quello statunitense. Il P/e è nettamente inferiore rispetto a quello dell’S&P 500. Per trovare un divario simile a quello attuale dobbiamo risalire al 2011, all’apice della crisi dell’eurozona. Qual è la vostra valutazione?

 

Aldo Martinale

L’ampio gap valutativo tra il mercato azionario statunitense e quello dell’area euro trova spiegazione in una serie di elementi.

Il primo è rappresentato dalla differente composizione settoriale dei due mercati. Nello specifico va considerata l’incidenza del settore tecnologico, che rappresenta il 30% circa del mercato americano, mentre ha un peso decisamente più contenuto sul mercato europeo.

I livelli valutativi particolarmente elevati raggiunti da alcuni titoli high tech statunitensi associati al loro elevato peso spingono verso l’alto il multiplo valutativo dell’intero mercato.

Le valutazioni del mercato americano incorporano poi le differenti aspettative sull’espansione degli utili, considerata la maggior crescita e i più elevati livelli di produttività dell’economia americana rispetto a quella europea.

Questo fattore ha trovato conferma nella recente reporting season, dove le società americane hanno mediamente evidenziato una buona crescita degli utili e risultati migliori delle aspettative, grazie soprattutto al contributo dei grandi gruppi tecnologici. Mentre i risultati delle aziende europee sono stati mediamente più deludenti, penalizzati soprattutto dalle società più cicliche.

L’approccio maggiormente market friendly che caratterizza un po’ tutti gli “attori” coinvolti (policy makers, authority, management) è poi un ulteriore elemento che contribuisce ad assicurare un premio valutativo alla Borsa americana.

Ferme restando queste considerazioni, non si può non tenere presente che il gap valutativo tra mercato americano ed europeo si colloca su livelli record. E, di conseguenza, in un’ottica di medio termine è ragionevole attendersi almeno una parziale normalizzazione verso le medie storiche.

L’Eurozona presenta un quadro eterogeneo a livello macro. Quali Borse dell’area ritenete siano le più interessanti in questa fase?

Le stime di crescita economica per l’Europa nel 2024 sono piuttosto disomogenee. Tuttavia, le valutazioni delle varie Borse probabilmente già incorporano il differenziale di crescita.

Piuttosto che a livello di singolo paese riteniamo che le scelte di investimento vadano operate a livello di settore/segmento. In un anno caratterizzato da crescita positiva, ma contenuta, e tassi di interesse in probabile contrazione dovrebbero essere attraenti i settori difensivi, con flussi di cassa stabili, quali i consumer staples, l’healthcare, le utilities e le infrastrutture. Mentre su un orizzonte temporale di lungo termine il comparto tecnologico resta sicuramente un settore da prendere in considerazione.

Con riferimento all’Italia, dopo un 2023 poco brillante per l’impatto del rialzo dei tassi di interesse e dei deflussi dai fondi PIR, è interessante il rapporto rischio/rendimento offerto dal segmento delle medium/small cap.