Il giorno della Fed

Il giorno della Fed. Il rialzo è scontato. L’attenzione si concentra sulle parole che pronuncerà la Yellen: rialzo graduale nel 2017 o accelerazione della stretta?

Un anno dopo aver tentato di porre fine all’era del denaro a basso costo (sarebbe meglio scrivere ‘gratis’) con il primo rialzo del costo del denaro nell’arco di quasi dieci anni, la Banca Centrale degli Stati Uniti (Fed) tornerà oggi ad aumentare il costo del denaro.

La decisione arriva dopo dodici mesi di riunioni in cui Janet Yellen non ha mai individuato con nitidezza la presenza di un quadro complessivo –domestico e internazionale- in grado di convincerla ad annunciare l’avvio ufficiale di una politica monetaria più restrittiva.

Le turbolenze dei mercati, le incertezze internazionali, l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e le sorprendenti elezioni presidenziali negli Usa, hanno pesato più dei segnali di crescita macroeconomica e la Federal Reserve ha optato per un atteggiamento votato alla cautela.

Al contrario, oggi l’organismo presieduto dalla Yellen ha poche ragioni per mantenere il tasso ufficiale nel range 0,25%-0,5% (livello in cui si trova da dicembre del 2015).

Il mercato del lavoro Usa presenta un tasso di disoccupazione di appena il 4,6%, l’inflazione sembra aver intrapreso un sentiero rialzista, il Pil continua a sperimentare una crescita solida e i principali indici di Borsa hanno toccato i massimi storici. Contemporaneamente, le incognite globali stanno gradualmente rientrando e crescono i dubbi sull’arrivo di una fase di surriscaldamento dell’economia se i tassi dovessero permanere su livelli così bassi. Per tutte queste ragioni, non sembrano esserci motivazioni valide per rinviare un provvedimento che il mercato sta già scontando da qualche settimana (vedasi l’aumento dei rendimenti dei Treasury a medio e lungo termine).

L’inatteso trionfo del candidato repubblicano nell’appuntamento elettorale dello scorso 8 novembre rappresenta l’unico fattore a supporto di un ulteriore ritardo dell’incremento del costo del denaro. L’andamento del mercato obbligazionario durante le prime settimane della presidenza Trump sembra aver fugato ogni dubbio. La Fed dispone ora del terreno più propizio per agire. Trump darà il via libera a piani di incentivi fiscali che stimoleranno la crescita e consentiranno di supportare l’inflazione fino a portarla in prossimità del target (2%) fissato dalla Fed.

Trump condivide l’impostazione rialzista sul versante tassi. Nel corso della sua campagna elettorale, Trump ha più volte attaccato duramente la Yellen per la sua decisione di mantenere inalterati i tassi nel corso delle riunioni tenutesi nel 2015. Il neo presidente ha già affermato che, a causa di questa diversità di vedute, solleverà la Yellen dal suo incarico alla fine naturale del suo mandato (febbraio 2018).

Ancora più importante dell’annuncio atteso per stasera, saranno le parole che la Yellen pronuncerà oggi in merito ai piani di medio termine perseguiti dalla Fed. La Fed dovrà svelare i suoi intenti sulle prossime mosse e le stime messe a punto per l’andamento del Pil nei prossimi mesi. Il dubbio degli osservatori si concentra sulla conferma della gradualità del processo di normalizzazione della politica monetaria o sull’eventuale annuncio di un’accelerazione dei rialzi.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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