L’IT rappresenta il 16.6% degli indici dell’eurozona rispetto al 30% degli indici statunitensi. A colloquio con Esther Baroudy, senior portfolio manager e managing director di State Street Global Advisors
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Sull’azionario dell’area euro è sempre aperta la discussione sulla forte sottovalutazione rispetto a quello statunitense. Il P/e è nettamente inferiore rispetto a quello dell’S&P 500. Per trovare un divario simile a quello attuale dobbiamo risalire al 2011, all’apice della crisi dell’eurozona. Qual è la vostra valutazione?
Vi sono diversi fattori positivi che stanno contribuendo a riportare al rialzo le valutazioni del mercato azionario statunitense e, in particolare, nei settori dell’Information Technology, industriale e dei materiali. I principali fattori trainanti sono la decarbonizzazione, la spesa per nuove infrastrutture e la reindustrializzazione, che beneficiano dei finanziamenti della legge Bipartisan Infrastructure Law (BIL) e dell’Inflation Reduction Act (IRA).

La spesa per la cybersecurity e lo spazio è in aumento e l’intelligenza artificiale sta emergendo come un importante strumento per incrementare la produttività delle imprese.
I titoli dei mercati statunitensi legati a questi fattori stanno registrando buone performance in termini di crescita degli utili. E, poiché tale crescita viene ritenuta sostenibile, questi titoli stanno assistendo a una rivalutazione delle proprie valutazioni o del rapporto prezzo/utili, con un conseguente aumento dello stesso per l’intero mercato.
L’esposizione al segmento IT per il mercato azionario dell’Eurozona, pari al 16.6%, non è così ampia quanto quella del mercato statunitense, pari al 30,3%. Il settore industriale e il settore dei materiali hanno un peso relativamente elevato e alcune aziende trarranno vantaggio dal Green Deal dell’UE e del BIL e dell’IRA statunitensi, se hanno attività negli Stati Uniti.
Tuttavia, i mercati azionari dovranno convincersi che la crescita degli utili sia sostenibile e di qualità, paragonabile a quella degli utili statunitensi. Al contempo, i titoli finanziari europei, che hanno un peso considerevole, pari al 17,4% nell’indice dell’Eurozona, sembrano destinati a riportare performance stabili man mano che la traiettoria al rialzo dei tassi d’interesse si stabilizza.
Le differenze in termini di rapporto prezzo-utili tra l’S&P 500 e il mercato azionario dell’Eurozona potrebbero continuare a essere marcate.
L’Eurozona presenta un quadro eterogeneo a livello macro. Quali Borse dell’area ritenete siano le più interessanti in questa fase?
In qualità di stock picker con un approccio di tipo bottom-up e incentrato sui fondamentali, ci concentriamo sui settori che a nostro avviso sono ben posizionati per sovraperformare piuttosto che sui singoli mercati borsistici.

